giovedì, 14 febbraio 2008

Molte volte mi incaponisco con il rispetto per gli stilemi dei generi. Qualcuno mi ha detto che, nel mio piccolo, mi sono fatto la fama di “severo recensore”. Ho una la promessaconvinzione. Per stravolgere i generi bisogna intanto conoscerli bene. Non mi arrogo la sapienza. Sto cercando di imparare. Il percorso di un aspirante scrittore passa anche per delle buone letture. Di gialli ho letto sempre meno che di altri generi. Non so bene, ma forse nessuno lo sa, quale sia la sottile distinzione tra giallo e thriller. Il mio percorso di lettura nel genere giallo, si è imbattuto stavolta in un “classico”. Ossia, come si è intuito già dal titolo, ne “La promessa” di Friedrich Dürrenmatt, del 1958. Il sottotitolo è eloquente: “Un requiem per il romanzo giallo”. L'ambizione dello scrittore quindi non è solo quello di raccontare una storia “gialla”, ma anche quella di raccontare forse il giallo definitivo, di levarci dalla testa l'illusione che il giallo possa anche solo lontanamente rappresentare la realtà. Il percorso compiuto è assai convincente. Il romanzo è in apparenza agile. Le relativamente poche pagine fanno pensare a qualcosa che ti occuperà al massimo una serata. In realtà ogni riga è ben pesata, e assai comunicativa. Non ci sono capitoli inutili qui. Sin da subito. E l'attenzione deve essere assolutamente alta. Non puoi leggerlo sovrappensiero questo romanzo. Devi tornare subito indietro. Quale sublime differenza rispetto alle noiose pagine dei best sellers di oggi, che vendono parole a un tanto al chilo. Il romanzo si apre con una conversazione tra uno scrittore di gialli e un ex commissario di polizia di Zurigo. Il tema è il romanzo giallo. Ossia quanto questo genere di romanzi presenti una distorta visione della realtà. Nei romanzi gialli, attraverso ragionamenti logico deduttivi, i colpevoli vengono sempre smascherati. Nella realtà le indagini non sempre sono così lineari, e talvolta la soluzione, se arriva, arriva in modo assolutamente casuale o improbabile. Già Pirandello aveva cominciato la riflessione sulle differenze tra reale e verosimile La realtà è vera per definizione, la finzione deve preoccuparsi di sembrare verosimile. La conseguenza è che la realtà talvolta sembra più finta della sua ricostruzione. Probabilmente se si costruisse un romanzo giallo descrivendo una vera indagine, si verrebbe accusati di aver costruito un romanzo poco credibile.
Il romanzo quindi continua, per illustrare il suo punto di vista, il poliziotto racconta di un delitto e del commissario di polizia Matthäi, soprannominato "mattatutti". Il commissario, per onorare una promessa, metterà in gioco tutta la sua vita, pur di scovare un omicida seriale di bambine. Non vorrei raccontare altro. E' un romanzo dalla cui analisi strutturale ogni aspirante giallista deve imparare. Ma non solo. Ogni aspirante scrittore. I personaggi sono caratterizzati con estrema precisione. Così come efficaci e verosimili sono i dialoghi. Straordinario è il finale. Che in un certo senso è comunque il trionfo del ragionamento logico deduttivo, anche se il romanzo non tradisce mai le sue premesse.
Le impressioni generali che ne ho tratto è che forse devo cominciare a guardare con occhi diversi al ciò che leggo. Non tutti forse saranno dei Dürrenmatt, ma bisogna dare il beneficio dell'inventario a chi con i generi tenta di dire altro. Certo un capolavoro così non nasce ogni anno. E' chiaro che per destrutturare bisogna prima sapere strutturare. Non si può fare arte astratta, senza conoscere le fondamenta del disegno accademico. La lettura di questo romanzo è quindi consigliata, non solo ai lettori più o meno scafati, ma anche a noi scribacchini, sempre in cerca di buoni maestri.


Dürrenmatt Friedrich
La promessa. Un requiem per il romanzo giallo
150 Pagine
Prezzo € 7,00
Traduttore Daniele S.
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)

Recensione pubblicata anche sul mio blog

postato da: emanuelemanco alle ore 15:26 | Permalink | commenti
categoria: , durrenmatt, 1950-1960
martedì, 31 ottobre 2006
bester_uomoNon riesco più ad appassionarmi alla fantascienza moderna. Tanto soporiferi mi appaiono i chilometrici romanzi moderni, quanto eccitanti e ancora freschi gli asciutti romanzi del "tempo che fu".
Non sarò io a legittimare Bester. Io sono l'ultima ruota del carro. Già altri lo hanno fatto prima di me. Mi posso limitare a consigliare di recuperare al più presto questo classico della fantascienza.
Il solo fatto che sia stato il primo premio Hugo della storia non vi convince? Io penso che, nonostante sia stato scritto nel 1953 mantenga ancora la sua carica anticipatoria. E' un mondo quello descritto da Bester che non teme il confronto con il nostro presente. Va ben oltre il fatto che non siano stati previsti i cellulari o il personal computer. E' un mondo dove la telepatia è un fatto acclarato. Dove grazie alla telepatia nessuno può compiere un crimine senza essere scoperto. Lo scopo del protagonista del libro è compiere un delitto rimanendo impunito, ed evitare la massima pena, la completa disintegrazione dell'io. Ingaggerà per questo una lotta senza quartiere contro "il sistema". Ma al di là dell'apparente trama da thriller, è anche la struttura del linguaggio e del romanzo che vengono stravolte dal modo di comunicare di un mondo dove è  presente la telepatia. La forma letteraria influenza la sostanza. Il ritmo della vicenda non ci concede tregue. Veniamo trascinati nel gorgo di un mondo futuro senza possibilità di appello. Fino a un finale che è tutto da scoprire, e che non è banalmente prevedibile dal titolo, fidatevi.
Un consiglio sincero, per godere della freschezza di un "classico".
Pubblicato anche su il mio blog.

Alfred Bester, L'uomo disintegrato (The demolished man, 1952) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Collezione - 2006 - traduttore: Giuseppe Lippi e Laura Serra - pagine 294
postato da: emanuelemanco alle ore 10:27 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, urania, 1950-1960, bester alfred