lunedì, 03 marzo 2008
Non posso dire di essere deluso. Ma neanche di essere pienamente soddisfatto da questa lettura. Ho sentito solo lodi sperticate nei confronti di Amèlie Nothomb. Lodi che, alla luce di questa mia prima lettura, non riesco a condividere appieno. Andiamo con ordine. Nel breve romanzo, si narra dello scrittore Prétextat Tach. Uno scrittore, premio nobel per la letteratura, obeso oltre ogni misura, che conduce una vita ritirata. Ma quando lo scrittore scopre di essere afflitto da un morbo incurabile, il suo agente convoca un gruppo di giornalisti per delle interviste a futura memoria. Ma lo scrittore, in una serie di scontri verbali, umilierà i primi quattro giornalisti, per il solo gusto di farlo. La quinta giornalista invece, non solo non verrà umiliata dalla ferocia verbale di Tach, ma addirittura farà luce su un segreto terribile nella vita delloigiene scrittore, fino a giungere a un imprevedibile finale.
Onestamente credo che gli scontri verbali siano molto interessanti sul fronte del ritmo. Sicuramente ben scritti. Da ogni singola riga è possibile capire chi sia il personaggio che parla.   Pur tuttavia i primi quattro giornalisti sembrano veramente troppo cretini per essere veri. Non dico che non sia possibile che esistano cretini, ma che quattro cretini consecutivi intervistino uno scrittore e che vengano demoliti a forza di cattiverie mi sembra che vada oltre la sospensione dell'incredulità. E che poi improvvisamente sia lo scrittore a diventare cretino, e a cadere nei suoi stessi sofismi, beh, mi sembra ancora più incredibile.
Va bene, accontentiamoci del fatto che il libro sia tutto sommato ben scritto. Le cose intelligenti dette dai personaggi, effettivamente colpiscono. Ma è questa serie di capovolgimenti logici che mi ha perplesso assai. Insomma se questo era l'esordio di una delle più brillanti scrittrici degli ultimi tempi, vi dico che non sono d'accordo. Non bastano un po di bizzarrie, qualche cappello buffo, e delle interviste basate sul non-sense, per fare una grande scrittrice. Mi riservo di leggere altro, per vedere oltre la superficie. D'altra parte questo era solo il libro di esordio, del 1992, e poichè la Nothomb scrive un libro all'anno, magari qualcosa di meglio avrà scritto.

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lunedì, 11 febbraio 2008
2001


 

 

 

 

Il manga

Due sono le principali fonti di ispirazione di 2001 Nights (in originale 2001 Ya Monotogari, letteralmente 2001 notti), il manga scritto e disegnato da Yukinobu Hoshino. Esse sono esplicitate già dal titolo. La prima è “2001 odissea nello spazio”, di Stanley Kubrick. La seconda sono i racconti de “le mille e una notte”. La storia della colonizzazione umana dello spazio, a partire proprio dall'anno 2001, viene raccontata attraverso una serie di racconti, denominati “notti”. Mediante questa successione cronologica l'autore ci illustra diversi aspetti dell'avanzata umana nella notte cosmica. Alcuni dei venti episodi di cui si compone 9928_4_001la saga sono talvolta collegati fra di loro. L'arco narrativo è articolato in quattro secoli. La pubblicazione originale è avvenuta per episodi nel 1984, in una rivista chiamata “Action Comics”. Come è uso in Giappone poi gli episodi sono stati raccolti in volumi da liberia, su carta più curata e inserti a colori. In Italia il manga ha avuto due diverse edizioni. Prima dalla Granata Press sulla testata Z Comix dal marzo all'agosto 1992, ma non in versione integrale. Poi tra l'ottobre 2005 e l'aprile 2006 la casa editrice Flashbook l'ha ripubblicato, in versione integrale, e con nuove traduzioni. Nel gennaio del 2006 è stato pubblicato in Giappone un ulteriore volume di storie brevi relative all'universo di 2001 Nights (in particolare il primo racconto, Nel gran mare della notte, funge da epilogo all'intera raccolta), intitolato 2001+5, la cui uscita in Italia è avvenuta nell'ottobre dello stesso anno, sempre per conto della Flashbook.

2001 Nights è un seinen manga, ovvero un manga per adulti, destinato a un pubblico connotato da una certa maturità intellettuale e un discreto grado d’istruzione. Molto diverso quindi dai manga della prima ondata, che erano sostanzialmente per bambini. Questo tipo di manga, è contraddistinto da una grafica curata e realistica e da storie solide e narrativamente complesse caratterizzate da tematiche forti e universali.

La bellezza del manga sta nell'essere riuscito a omaggiare la fantascienza occidentale, sia001www.ubcfumetti.com cinematografica che letteraria, senza averne fatto uno sterile plagio. Dal punto di vista grafico il manga è in linea con il nostro immaginario visivo, sia nelle fisionomie dei personaggi che nei dettagli tecnici, tra l'altro molto curati. Il lettore smaliziato riconoscerà idee e visioni ispirate a Kubrick e Clarke, ma anche a Tarkovky e Lem, e sicuramente ad Asimov e molti altri. Ma la qualità della vicenda è tale che l'operazione può dirsi riuscita in pieno. La verosimiglianza scientifica è accurata. Frutto di un notevole lavoro di ricerca documentale dell'autore, degno della migliore Hard SF. Una lettura da affiancare a quella dei classici della fantascienza letteraria.

L'autore

Yukinobu Hoshino nasce il 29 gennaio del 1954 a Kushino, nell’isola dell’Hokkaido (la più settentrionale delle quattro principali isole giapponesi). Nel 1975 esordisce nel mondo dei manga, vincendo il premio Tezuka con le opere Kotetsu no Queen e Harukanaru Asa. Tra le sue opere principali, oltre a 2001 NIGHTS, 2001+5 vi è anche Sabel Tiger, un manga di ambientazione fantascientifica, che raccoglie 7 storie brevi ambientate nello stesso universo degli altri due volumi, pubblicate in patria tra il 1980 e il 1981, riunite poi in unico volume edito nel 1987. Questo volume è stato appena pubblicato in Italia dalla Flashbook.

Il film

Come per tantissimi altri manga, anche per 2001 Nights è stato realizzata una trasposizione animata. Non una serie televisiva ma un OAV (Original Anime Video), un prodotto concepito per l'home video, senza essere passato prima ne per il cinema ne per la televisione, realizzato con tecniche di animazione comunque più curate di quelle televisive. La storia narra di un bizzarro tentativo di colonizzazione di un pianeta extra sistema solare, in una sonda a vela solare vengono stivati degli embrioni fecondati, che una spacefantasia2001nightsez0volta raggiunta la lontanissima destinazione, dopo un volo a velocità sub luce durato migliaia di anni, verranno dati alla luce, curati amorevolmente da robot, per popolare il pianeta. La storia trae ispirazione da un paio degli episodi del manga, per poi discostarsene in modo originale. Manca però l'ampio respiro della storia originale. Sicuramente una trasposizione dell'intero arco narrativo avrebbe richiesto una serie più lunga. Forse nelle intenzioni della TMS Entertainment c'era la possibilità di produrre altri episodi. Ma a tutt'oggi questo OAV è rimasto l'unico capitolo della saga.

Altri titoli:

Nisenichi Ya Monogatari (Giapponese)
Space Fantasia 2001 Nights
2001??? (Giappone)
Genere: Fantascienza
Regia: Yoshio Takeuchi
Sceneggiatura: Chiho Katsura, da un manga di Yukinobu Hoshino
Storyboard: Osamu Nabeshima, Yoshinori Kanada, Yoshio Takeuchi
Musiche: Satoshi Kadokura
Character Design: Akio Sugino
Mechanical design: Takashi Watabe
Durata: 60 minuti
Produzione: Giappone 1987

Bibliografia:

Sito web del film: http://www.tms-e.com/library/old/ova/data/m_2001.html

Fumetti:

  • 2001 NIGHTS - N°1, 2, 3 - Flashbook Edizioni - Prezzo: € 9,90 cad.

  • 2001 NIGHTS - 2001 +5 - Flashbook Edizioni - Prezzo: € 9,90

  • Sabel Tiger - Flashbook Edizioni Prezzo: € 9,90

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categoria:manga, 1980-1990, 1990-2000
giovedì, 09 novembre 2006

Ovvero, come cambiare idea su uno scrittore in quattro libri. E meno male che io sono una che dà svariate possibilità: non mi piace fermarmi ad un'unica opera, soprattutto se l'opera in questione non mi convince. Lo so che sembra un po' perverso, come ragionamento, ma scelgo quasi sempre di perseverare, anche per poter argomentare la mia opinione, nel caso dovesse interessare a qualcuno...




Insomma: da casa Mio Carino mi arriva una serie di romanzi polizieschi scritti da Henning Mankell (scrittore svedese nella mia ignoranza finora ignoto), con protagonista l'ispettore Wallander della squadra omicidi.




I primi tre libri non mi sono piaciuti - a dir la verità, il secondo mi ha annoiato quasi fino alle lacrime... - ma, con sopradescritta testardaggine, ho continuato protervamente con il resto della serie. Finalmente, grazie a chissà quale illuminazione, dal quarto libro in poi ho iniziato ad apprezzare Mankell per tutti i motivi per i quali, durante la lettura dei primi romanzi, avevo deciso che non mi piaceva!




La caratteristica che mi ha maggiormente tratto in inganno è che le storie di Mankell non sono affatto costruite come gialli "classici": non si riesce ad individuare una trama precisa, un unico percorso che porta dritto alla soluzione, a volte non si capisce nemmeno quale sia esattamente l'indagine in corso, non si sa dove voglia andare a parare. All'inizio ho trovato questa cosa estremamente irritante... mi sembravano delle storie senza capo nè coda, lente e dispersive. Poi ho capito che, probabilmente, un'indagine di polizia si svolge più probabilmente così - per tentativi, false piste, dettagli irrilevanti, dimenticanze e tempo perso - che non come viene descritto nei gialli patinati!




Questa nuova prospettiva mi ha aiutato ad apprezzare molto le storie di Mankell, nonostante abbiano le loro pecche - una certa ripetitività, a lungo andare, ad esempio. E' affascinante seguire i ragionamenti contorti della squadra omicidi del paesino di Ystad, in Scania, ti viene voglia di scoprire quale incredibile intuizione, quale colpo di fortuna, quale delle tante piccole cose quotidiane della vita dei personaggi possa aiutare a sbrogliare finalmente la matassa. O se, stavolta, non ce la faranno... ;-)




Una nota di demerito particolare alla casa editrice Marsilio che ha pubblicato i nove romanzi della serie di Wallander: i testi sono pieni zeppi di refusi (ma davvero tanti!) e anche la traduzione non é il massimo. Ciononostante, a mio parere, vale la pena di leggere la serie; se non altro per la novità dello stile dell'autore. :)

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categoria:giallo, poliziesco, 1990-2000, marsilio, mankell henning
sabato, 20 maggio 2006
medinaL'invito che stavolta vi sottopongo è nei riguardi di uno scrittore della mia città. Santo Piazzese è uno scrittore palermitano. Di professione fa il biologo. Lui in realtà ama definirsi "un biologo prestato alla scrittura". Ha scritto tre interessanti romanzi, tutti editi da Sellerio. I primi due sono dei gialli, "I delitti di via Medina-Sidonia" del 1996 e "La doppia vita di M. Laurent" del 1998. Sono entrambi dei gialli leggeri, che virano quasi verso la commedia. Il protagonista apparente è Lorenzo La Marca, un biologo che si trova suo malgrado investigatore dilettante. Un clichet tutto sommato non originale nel panorame letterario. Ma la novità di questi romanzi è sicuramente nella vera protagonista delle vicende. Ho detto che La Marca è l'apparente protagonista. Ho detto apparente perchè in realtà, a mio personale giudizio, la vera protagonista dei romanzi è la città di Palermo. La Palermo dei quattro canti, dei ristoranti sul mare, dello scirocco opprimente. La Palermo di uno stile di vita quieto e mai frenetico. La Palermo dei palermitani e non delle cartoline turistiche. I romanzi sono scritti rigorosamente in italiano. Dimenticatevi i sicilianismi di Camilleri. Siamo sul versante palermitano del giallo. Più asciutto e meno barocco del girgentino. I romanzi scorrono che è un piacere. La costruzione dell'intreccio è solida e ragionata. Il linguaggio è agile. Le citazioni jazzistiche, cinematografiche sono colte e misurate. Un vero e proprio sollazzo. Fidatevi.
Il terzo romanzo di Piazzese, "Il soffio della valanga", del 2002  vira completamente registro. Il giallo diventa noir. Il protagonista non è un simpatico viveur come La Marca, ma il granitico commissario Spotorno. Amico fidato di Lorenzo. Tanto lievi e leggeri, ma mai superficiali, erano i primi due romanzi, tanto grave e pesante si fa l'atmosfera del terzo. Intendiamoci, il piacere della lettura c'è tutto. Anzi, tra i tre quest'ultimo è sicuramente il migliore, a mio giudizio. soffioUn solido noir, con personaggi scolpiti nel marmo. La mafia, quella vera, fa da sfondo alla vicenda del romanzo, ma che comunque non è un romanzo di mafia. E' un romanzo di persone che vivono vicende umane tragiche in una terra maledetta, amata e odiata in eguale misura. Vi assicuro che, abituato alla leggerezza dei primi due, il terzo all'inizio mi aveva disorientato. Sembrava scritto da un'altra persona! A leggere meglio ci sono comunque gli elementi tipici dell'opera di Piazzese. Primo fra tutti l'amore per Palermo, che anche qui è splendida protagonista. Forse un po' meno luminosa, più polverosa e sporca. Ma pur sempre protagonista.
Vi lascio con l'incipit, uno dei più evocativi ed efficaci che abbia mai letto:
"Non c'è niente di meglio dell'olio d'oliva, quando pesti il catrame a piedi nudi. Strofini la macchia con un pezzo di mattola imbevuta d'olio, e la vedi disfarsi fino a scomparire. Suo padre lo avrebbe guardato storto se gli avesse sentito dire mattola. O parli in italiano o parli in dialetto, gli avrebbe intimato. Così era arrivato il compromesso, e nel breve percorso dal cervello alla lingua la mattola usciva nella forma di un batuffolo di cotone idrofilo. Gli sarebbe rimasto per sempre una specie di pudore a usare il dialetto puro; si sarebbe sentito nudo, senza difese. Ma quel pensiero sarebbe arrivato dopo, molto dopo."

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postato da: emanuelemanco alle ore 19:02 | Permalink | commenti (3)
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