martedì, 30 gennaio 2007
(In English on my Live Journal)



The Time Traveler's WifeScopro con stupore che questo libro è stato pubblicato in Italia. Eppure nelle liste di fantascienza non mi sembra di averlo mai visto citato da nessuno. Ma potrei essermi distratta.

Io l'ho letto in inglese, come penso si capisca dalla copertina qui riprodotta. Ed è stata una rivelazione. Vi è mai capitato di rallentare la lettura per non arrivare alla fine, per gustare il più a lungo possibile la compagnia dei personaggi di un libro, per non voler veder finire le loro avventure, per paura di esseri presi da un senso di vuoto? 

A me è capitato la prima volta con Guerra e pace. In realtà, non solo perché mi fosse piaciuto particolarmente, ma soprattutto perché è talmente lungo che alla fine lo consideravo più un amico che un libro, e l'idea di finirlo mi intristiva. 

Anche The Time Traveler's Wife è lungo, sono circa 500 pagine nella versione originale. Ma la ragione del mio attaccamento non è questa: è che a partire dal momento in cui ho cominciato a leggerlo, la storia mi ha tirata dentro, tanto da arrivare a sognare più volte di farne parte. 

Penso che questo romanzo possa piacere a diverse categorie di lettori:  



  • quelli che amano la fantascienza

  • quelli che detestano la fantascienza

  • quelli che amano i viaggi nel tempo

  • quelli che detestano i viaggi nel tempo

  • quelli che amano le storie d'amore

  • quelli che detestano le storie d'amore 


Tutti questi elementi (fantascienza, viaggi nel tempo, amore) sono in realta' elementi chiave di questo romanzo, ma sono tutti trattati in maniera tanto anticonvenzionale da poter essere apprezzati anche da chi normalmente non ne sarebbe attratto.

Riprendo qui il riassunto della trama trovato sul Catalogo della fantascienza:

"Quando Henry incontra Clare, lui ha ventott'anni e lei venti. Lui non ha mai visto lei, lei conosce lui da quando ha sei anni... Potrebbe iniziare così questo libro, racconto di un'intensa storia d'amore, raccontata da due voci che si alternano e si confrontano. Si costruisce così sotto gli occhi del lettore la vita di una coppia e poi di una famiglia cosparsa di gioie e di tragedie, sempre sotto la minaccia di qualcosa che nessuno dei due può prevenire o controllare".

In realtà in questo riassunto manca l'elemento intorno a cui ruota tutta la storia: Henry è affetto da una deformazione genetica che lo catapulta nel passato o nel futuro quando meno se lo aspetta. È per questo che Clare lo conosce da quando aveva sei anni: non perché lo conosca da lontano, virtualmente, ma perché si sono incontrati per davvero quando lei era una bambina e lui già sposato con la Clare adulta. 

Come?, penserà qualcuno che conosce bene i miei gusti. Niente politica? Be', lasciatemelo dire: quando un libro è scritto bene, porca puzzola, è scritto bene anche se di politica non ce n'è un grammo.

Innanzi tutto prendiamo in considerazione che si tratta di un'opera prima. Be', non si sente. Non solo non si sente, ma, nonostante sia curato nei minimi dettagli (anche se con qualche rara incoerenza, che può comunque passare inosservata su 500 pagine), è una cura che non pesa, che non dà la sensazione di una storia artificiale.

La Nieffenegger ha poi il genio di saper trasmettere emozioni e sentimenti rimanendo rigorosissima sul fronte scientifico, e mostrando al contempo competenza (o quantomeno una grande abilità nel gestire i suoi collaboratori e consiglieri) in una varietà di campi, che spaziano dall'ingegneria genetica alla musica alle arti visive.

In tutto questo, riesce a tenere alta la tensione del lettore anche se il libro manca completamente di un vero e proprio finale. O, quanto meno, manca di un finale a sorpresa: poiché il protagonista si ritrova spesso nel futuro, sappiamo già in anticipo che cosa gli accadrà. Eppure questo non impedisce alla storia di essere ricca di sorprese, la maggior parte delle quali - e anche questo è abbastanza, diciamo, sorprendente - provenienti piuttosto dal passato.

Ma soprattutto, la caratteristica che mi ha veramente conquistata di questo romanzo è quella che secondo me appartiene ai migliori romanzi di fantascienza: l'autrice prende dei personaggi assolutamente normali - e assolutamente credibili - e li immerge in una situazione assolutamente anormale, studiandone le reazioni. Una sorta di esperimento scientifico, per studiare quali effetti abbia l'imprevisto, l'inatteso sulla vita e il comportamento umano.

Esattamente la mia definizione di fantascienza, o quanto meno di quella che sfugge alla legge di Sturgeon.

Il libro è del 2004, pubblicato in Italia - stando ai dati del Catalogo - nel 2006 da Mondadori negli Oscar Bestseller.
sabato, 11 marzo 2006

Originally uploaded by framino.
(il post che segue è già apparso in forma simile su it.discussioni.giallo)
Un amico (ciao Fabio!) ben noto frequentatore di i.d.g. mi ha convinto a leggere Arrivederci amore, ciao di Massimo Carlotto.
Non sono un particolare cultore di noir e simili, ma il romanzo mi è piaciuto, è certamente interessante e conturbante. Ma discutendo alcuni particolari dell'opera con il suddetto ben-noto-frequentatore siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Il fatto è che Carlotto mi è stato presentato come scrittore eminentemente politico (almeno all'interno della nicchia noir nostrana). Detto questo, arriviamo al succo di questo post, ovvero: ha senso parlare di romanzo politico a proposito di Arrivederci amore, ciao?

A questo proposito vi propongo qualche pensierino sparso sul romanzo:
Appena terminata la lettura mi sono chiesto: e allora? Dopo aver letto 'sta storia cosa si aspetta l'autore? Che mi ci sia divertito? Che abbia preso coscienza che il mondo, e l'italia, è pieno di merda? Che la gente è cattiva?

Forse il mio mancato entusiasmo nei confronti del romanzo si può in effetti riassumere nel fatto che non riconosco il mondo che racconta l'autore come il mio mondo, che sento la mancanza di un riferimento altro rispetto all'immoralità di tutti i personaggi del romanzo.
Per questo critico politicamente il romanzo: per la mancanza di dialettica interna all'opera. Non ci sono confronti di posizione, ne sono possibili dibattiti morali sulla natura dei protagonisti. Per questo motivo dico che in fondo il mondo descritto da Carlotto non è il mio: fortunatamente è solo una porzione del nostro quotidiano.
In Arrivedervi amore, ciao tutto è solido e assoluto come un mattone in faccia. Fa male, ma c'è poco da chiedersi perchè o percome...

Anche quella che si potrebbe definire la strategia politica che porta alla scrittura di un romanzo come questo, non mi convince in toto: troppo cinica e distruttiva per i miei gusti.
Di più: una strategia politica che tende, forse, a fare il gioco del potere, che ci vuole spaventati e immobili, soggetti passivi e indirizzabili verso il cattivo di turno.

Il protagonista del romanzo di Carlotto è imbattibile perchè totalmente cattivo dentro. Non è malato, non è vittima di un trauma ne del sistema, non ha motivazioni morali. È irrecuperabile. L'unica soluzione sarebbe l'eliminazione, ma cazzo, noi siamo i buoni e quindi è impraticabile, ne consegue che nessuna vittoria è possibile.
In altre parole: il protagonista non è un nemico politico, è un nemico morale, proprio a causa della sua immoralità.
Narrando come Carlotto fa (e molto bene) di un vuoto morale, si svuota la realtà di qualsiasi possibilità politica. Nel romanzo è evidente che dove non ci sono più valori c'è solo la sopravvivenza, e a quel punto la dialettica politica non ha più senso.

Ma senza morale ha senso parlare di intenzioni politiche del romanzo?
Forse questo è un punto fondamentale per relazionarsi al romanzo.

Ed è su questo argomento che mi piacerebbe avere un sereno scambio d'opinioni con chi ha letto il romanzo.

(postato in origine sull'Iguana Blog)
postato da: IguanaJo alle ore 14:03 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, amore, romanzi, ciao, noir, arrivederci, morale, 2000, carlotto massimo, nord-est