Susanna Sarti Piazza Maledetto Editing s.a.s.
Alla fine della lettura il pensiero era: perchè non trarne uno spettacolo teatrale?
L'impianto del romanzo, quello di due detenute nella loro cella che si raccontano le loro storie di assassine intervallando i ricordi con i piccoli eventi della vita quotidiana del carcere che segnano la crescita del loro rapporto umano, lo sviluppo della loro relazione, il miglioramento delle loro precarie abitudini di vita, sarebbe perfetto (ribadisco) per un atto unico.
Le due donne sono in un certo senso morte quando hanno tolto la vita, e nel farlo hanno negato le "funzioni fondamentali" di una figura femminile, amore e maternità, e la loro morte richiede un periodo di elaborazione perchè possano tornare a vivere, insieme allo sforzo di uscire da un isolamento che non è solo fisico ma mentale.
Nello scambio delle storie, negli eventi quotidiani del carcere solo una delle due troverà la via per tornare a vivere ed uscire, mentre l'altra sarà ancora una volta delusa, o forse solo sottoposta ad un ulteriore prova, non è dato saperlo.
Susanna Sarti Piazza è al suo secondo romanzo (il primo dal titolo Luca è uscito per Casanova Editore) e affronta un tema non proprio semplice adoperando quella che mi è sembrata un ottica di distacco, mutuata dallo stile e dal linguaggio molto letterario, talvolta anche freddamente oggettivo, quasi senza differenziazione stilistica nel narrato dei personaggi, come se in fondo fosse solo l'autrice a parlare mostrando di volta in volta una delle sue sfaccettature incarnate in un personaggio. Un distacco che paradossalmente porta a leggere i capitoli uno dopo l'altro per seguire la discesa nell'inferno personale di ciascuna delle detenute, che si trovano a diventare assassine con una facilità che non stupisce guardando le cronache quotidiane.
Unica notazione negativa, qualche refuso di stampa che (permettetemi la battuta) considerando il nome della casa editrice, non mi aspettavo.




