giovedì, 03 aprile 2008

Un anno fa la prima antologia connettivista tentava di dare una panoramicacoprosaquantica delle principali tematiche del movimento. Questa seconda antologia, Frammenti di una rosa quantica, non è così ambiziosa. Più prosaicamente si fregia della sua frammentarietà, sin dal titolo. Il riferimento alla meccanica quantistica evidenzia lo stato naturale del movimento, che vive continui cambiamenti di definizione, resistente a qualsiasi osservazione. Anzi proprio il tentativo di osservazione genera i cambiamenti.

L'antologia presenta quindi ancora più discontinuità, al suo interno, di quante ne avesse la prima.

Ci sono anche nomi nuovi. Ci sono i connettivisti della prima ora, ma anche semplici simpatizzanti, coinvolti perché comunque affini a un movimento che può essere tutto e il contrario di tutto.

In un anno sono successe tante cose. Scrivendo s'impara. La vittoria al premio Urania di Sezione π2 non è un evento casuale, né unico. Anche altri connettivisti hanno vinto prestigiosi premi per racconti. Infatti in questa antologia la qualità media è nettamente migliorata, pur partendo dal buon livello della precedente.

Veniamo ai racconti.

Orizzonte degli Eventi, di Giovanni De Matteo è un racconto che per struttura è da considerarsi un romanzo breve. Un racconto che oscilla tra suggestive evocazioni di millenarie civiltà, citazioni fumettistiche, paradossi della fisica e la migliore space opera. E' così ben strutturato da essere suscettibile di ampliamenti, che potrebbero portarlo al respiro del romanzo lungo.

SPAM di Filippo C. Battaglia, è un allucinato viaggio nelle estreme conseguenze dalla civiltà dei consumi. Graffiante.

L'uomo dei pupazzi di schiuma di Dario Tonani, ci mostra l'avvento di nuove forme di vita. Figlie sia dell'avanzata manipolazione dei materiali, che del software che assume auto consapevolezza. Il racconto pur tuttavia sembra fermarsi prima di possibili sviluppi. Peccato perché è molto ben scritto.

Chandra, sogna la neve che brucia di Alberto Cola.
Ossia anche le AI hanno un anima. I “ghost” che si affannano a cercare le tracce della più evoluta di esse, ossia “Miracle” se ne renderanno conto? Attenzione, la risposta potrebbe inquietare più della domanda. Bello.

Cento anni di Sandro Battisti è breve come un soffio. Ma è intenso, struggente. Le estreme conseguenze dell'ingordigia di sapere e conoscenza sono sempre dietro l'angolo. Fare attenzione. Sempre. Da leggere e da ascoltare nei reading che Sandro tiene per l'Italia.

Principio d'induzione di Roberto Furlani è un ottima drammatizzazione di un principio della fisica classica, immerso in uno scenario di guerra futuribile, in realtà fin troppo attuale. Un racconto dallo svolgimento compiuto. Uno dei migliori dell'antologia.

137 di Lukha Kremo Baroncinij.
Intelligenze naturali alimentano computer organici, connessi a loro volta con intelligenze artificiali. In uno scenario freddo e disumano si combatte un conflitto silenzioso. Immaginifico e ben scritto.

Confiteor di Mario Gazzola è un pugno nello stomaco. Ostie mediche sono in grado di fare dimenticare i peccati, fatti e, soprattutto, subiti. L'antico rituale della confessione è quindi asservito a scopi che il racconto esplicita senza pudore. Ottimo senso del ritmo, esaltato nei reading dalle ottime capacità espressive del suo autore, ma capace di emozionare anche alla sola lettura privata.

L'ultima stanza del mondo di Alex Tonelli ha per protagonisti quattro sopravvissuti a una pestilenza mondiale. Ma l'essere chiusi in una stanza, senza contatti con il mondo, li renderà protagonisti di uno dei più classici paradossi quantistici. Buona costruzione dei personaggi.

Afterlife di Daniele Pasquini.
Il racconto narra di un futuro nel quale l'anima, dopo la morte, diventa un software da caricare in un software di realtà virtuale. La vera e definitiva Second Life. Ovviamente nulla è mai semplice come si crede. Non completamente sviluppato, a mio giudizio, ma il tema è interessante.

Esperimento quantico di Domenico Mastrapasqua racconta di un novello icaro quantistico. Del sempre eterno protendersi oltre ogni limite fisico. Ovviamente le conseguenze di questa ricerca sono sempre imprevedibili.

La favola nera di Marco Milani è la coniugazione in chiave connettivista dell'eterno scontro dell'uomo con le sue paure. In questo caso di un bambino, che affronterà lo spauracchio più temuto, “l'uomo nero”. Buonissimo il dialogo.

L'istante gelido di Fernando Fazzari è un aneddoto, più che un racconto. Una Bologna non molto lontana dall'attuale fa da sfondo a una resa dei conti tra padre e figlio, con toni da racconto maistream.

Amiens (1905) di Simone Conti è una delle punte di diamante di questa antologia. E' possibile fare interagire Jules Verne con tutti, dico tutti, i personaggi delle sue opere? Chi è il misterioso nemico che insieme dovranno affrontare? Da leggere. Non me ne vogliano gli altri, ma è il mio racconto preferito dell'antologia. Assolutamente da leggere.

In conclusione un'antologia tutta da leggere. Come già scrissi l'anno scorso, i connettivisti hanno il maledetto vizio di parlare poco, e scrivere tanto. E il maledetto coraggio di esporsi, in un momento che continua a essere poco felice per la fantascienza. Non posso poi non fare i miei complimenti a Giorgio Raffaelli per le splendide immagini a corredo dei racconti, che avrebbero meritato la stampa a colori. Ma capisco anche l'esigenza meritoria dell'editore di mantenere un prezzo abbordabile. Ottima è poi la grafica del volume. Curata e ben fatta anche la parte redazionale, che consta nella simpatica introduzione di Luca Masali, la compiaciuta nota dell'editore Luca Kremo Baroncinij e le necessarie note biografiche sugli autori.

Prendete e leggetene tutti.

Autori Vari,
Frammenti di una rosa quanti
FANTASCIENZA
Kipple Officina Libraria
Bibliotheka di Avatar
Anno 2008
pagine
224
prezzo 15,00 euro



Recensione pubblicata anche su  Fantascienza.Com e sul mio blog
postato da: emanuelemanco alle ore 10:19 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, , connettivismo, 2008
sabato, 17 novembre 2007
Quest’articolo è la versione italiana dell’intervista a Lino Aldani apparsa sul numero 74 della rivista francese Lunatique ed è stato pubblicato anche sul mio blog Sempre meglio che lavorare.


LunatiqueLa casa di Lino Aldani non ha nulla delle scomode baracche in cui sopravvivono i suoi personaggi in Quando le radici. Il cancello rosso si apre su un viale alberato che termina su una rotonda fiorita. La casa è grande per due persone, e confortevole. Ma si trova in piena campagna, lungo una strada isolata dal comune vicino a Pavia, nel nord Italia, a cui appartiene amministrativamente.Perché il decano della fantascienza italiana non concepisce più “la vita in verticale”, dice. E questo da molti, moltissimi anni. Aldani è nato qui, in questo paesino che si chiama San Cipriano Po. Era stato concepito - “impastato” dice lui - a Roma, ma i suoi genitori, che allora vivevano nella capitale, decisero di farlo nascere qui, dove trascorse i primi 40 giorni della sua vita.


A Roma visse invece i suoi primi 42 anni, e ne conserva un ricordo molto affettuoso. Che cosa faceva a Roma?, gli chiedo.



«Aspettavo. Crescevo. Su Villa Borghese ho scritto un gran bel racconto, “Aria di Roma andalusa”, che è stato pubblicato nel mio penultimo libro.


«Eh sì, perché ogni tanto mi torna in mente Roma. Non c’è più quella Roma lì. Io ricordo Roma com’era una volta, ho nostalgia di Roma come l’ho lasciata io, che pure era già invivibile per il traffico».


Ma a un certo punto la Città Eterna diventò troppo invivibile. «A Roma non si poteva vivere più. Ho raccontato tutto abbastanza dettagliatamente in tutto quello che ho scritto. Roma era diventata un caos, penso come Milano oggi. No, la metropoli no», conclude scuotendo la testa come in una supplica.


E allora, decise di tornare al paesello. «Questo era un campo di mais - racconta con orgoglio e autoironia al tempo stesso. - Le  piante le ho messe io, la casa l’ho costruita io, me la sono disegnata io come piaceva a me. E l’ho sbagliata tutta».


Ma nel frattempo, prima di trasferirsi, era avvenuto l’incontro con la fantascienza.


«Insegnavo, e davo anche qualche lezione privata. Durante una di queste lezioni uno studente guardò alle mie spalle, dove c’era uno scaffale pieno di Urania. “Lei legge Urania?”, mi chiese. “Mah, sì…”. Allora cominciammo a parlare di fantascienza, e una volta mi fece vedere un numero di Oltre il Cielo. Lui aspirava a scrivere sulla rivista, e un giorno mi portò alla redazione di Oltre il Cielo, dove conobbi il Falessi».


Cesare Falessi e Oltre il Cielo, due nomi non del tutto sconosciuti in Francia. Vittorio Catani, su Delos (nella sua rubrica intitolata, guarda caso, “Quando le radici”), ne parla così: «Correvano gli anni Cinquanta: la science fiction in Italia era “fatta” da Urania, da I Romanzi del Cosmo (ed. Ponzoni), e dal quindicinale Oltre il Cielo (…). Oltre il Cielo (…) si presentava in modo insolito per più d’un motivo: era in formato grande (33,5 x 24,5), che consentiva la pubblicazione di foto, disegni e grafici; e benchè dedicata alla nascente scienza astronautica aveva il coraggio (e la lungimiranza) di abbinare una sezione fissa riguardante la fantascienza, solitamente scritta da italiani. (…) Sui 155 numeri di “OiC” scrissero Lino Aldani (che come “N.L. Janda” cominciò a presentarvi alcune delle sue storie poi divenute più celebri), Renato Pestriniero, Maurizio Viano, Giovanna Cecchini, Piero Prosperi, Ugo Malaguti, Gianfranco de Turris, Sandro Sandrelli, Giulio Raiola, tantissimi altri… e Cesare Falessi, appunto, che con Armando Silvestri fu il fondatore della rivista, e ne fu anche direttore dal 1957 al 1961. (…) Fra il ‘58 e il ‘61 [Falessi] diresse anche una edizione francese di “OiC”, Au-delà du Ciel; le due testate gemelle vendevano insieme circa duecentomila copie, per cui - come ha notato Domenico Cammarota ne I mondi del possibile (Fanucci, 1983) - “in alcuni periodi Oltre il Cielo è stata la rivista più diffusa nel mondo”: una storia che ha dell’incredibile e che attesta quanta vitalità racchiudesse quella testata. Falessi ci ha recentemente narrato che Au-delà du Ciel riuscì ad aggregare anche in Francia (come l’edizione italiana in Italia) un folto gruppo di scrittori locali, molti dei quali poi divennero i beniamini del pubblico francese. La rivista suscitò l’ammirazione di Jean Cocteau, letterato tra i maggiori del Novecento: Cocteau scrisse in redazione una lunga lettera in cui dichiarava che su quelle pagine aveva ritrovato realizzati alcuni sogni della sua giovinezza».


Ed ecco come Aldani descrive “il Falessi”, come lo chiama lui: «Un marziano. Un uomo alto un metro e 92. Mi sono preso paura, mi sono creduto sbarcato in mezzo ai marziani, e allora quando mi disse “Provi un po’ a scrivere qui?”, ho scritto subito un racconto umoristico, un racconto grottesco, satirico, dove prendevo in giro la fantascienza stessa. I primi tre-quattro racconti che ho scritto son tutti racconti umoristici. E poi sempre il Falessi mi disse: “Ma perché non provi a scrivere qualcosa di più serio?”. E allora cominciai, e per un anno e mezzo-due anni fui assiduo su Oltre il Cielo.


«Poi naturalmente non doveva durare molto, perché Oltre il Cielo era una rivista di razzi, di missili e voleva i racconti spaziali, sempre con le astronavi… Io avevo sì un certo interesse per queste cose, ma propendevo già per la cosiddetta fantascienza sociologica, e allora era un po’ difficile pubblicare su Oltre il Cielo, e così sono venuto via».


Dopo di che? «Dopo di che, siccome l’appetito vien mangiando, cioè la presunzione viene crescendo, t’accorgi che quello che hai fatto non è stato calpestato, deriso, ma apprezzato, allora dici “perché non facciamo un altro passo, un altro salto di qualità?”».


E fu così che partì l’avventura di Futuro. La prima copia della rivista di fantascienza curata da Lino Aldani, Massimo Lo Jacono e Giulio Raiola, ci ricorda sempre Catani, uscì nel 1963: «Si trattava di un’iniziativa nuova, intenzionata ad aprire un serio spazio agli scrittori italiani e - come veniva precisato nell’editoriale - ad “offrire una narrativa apprezzabile di per sé, prima ancora che per la suspence del suo modulo fantascientifico”. Futuro, insomma, si proponeva anzitutto come rivista letteraria; e tale si mantenne fino al suo ottavo numero, l’ultimo. L’esperienza editoriale durò solo un anno e mezzo, ma ha lasciato una profonda traccia nella memoria della fantascienza di casa nostra».


E perché durò solo un anno e mezzo ce lo spiega lo stesso Aldani: «Io e Lo Jacono eravamo due ragazzi ingenui. Siamo capitati con lo stesso distributore di Galassia, il quale si prese in consegna le 20 mila copie… sì, 20 mila copie, perché da stupidi abbiamo dato retta al tipografo che, naturalmente, ci aveva detto: “fatene tante copie, tanto le prende il distributore”. E questo distributore prese 20 mila copie e non le distribuì, cioè si comportò praticamente come si comportano la maggior parte dei distributori, che prendono le copie e danno 100 copie a quest’edicola e 0 copie a tutte le altre edicole, e la tiratura così viene distribuita, ma non capillarmente.


«Allora cambiammo distributore. Il secondo ci distribuì qualche numero e poi fallì.


«Fallì e noi dovevamo rientrare del capitale impiegato, invece non se ne fece niente, e così finì l’avventura di Futuro: all’ottavo numero chiuse i battenti.


«E ciononostante non ci siamo demoralizzati, almeno io non mi sono demoralizzato. Lo Jacono non ha più scritto, non ha più fatto niente, io invece poi sono riuscito a farmi pubblicare da qualche editore: Feltrinelli, Garzanti… ma sempre per antologie, collaborazioni…».


Però, da quel punto, dice l’autore, «c’è stato un gran buco, che è durato diversi anni. Sono stato fermo. Sì, sono stato fermo, tant’è vero che avevo scritto i primi dieci capitoli del romanzo Quando le radici, a Roma, e poi m’ero fermato. E l’ho ripreso quando son venuto qui».


Un buco interrotto però da un episodio rievocato, con gli occhi rilucenti orgoglio, da Mirella, la frizzante moglie di Lino. Lasciamo la parola alla coppia.


Mirella: « E del premio a Trieste ne hai parlato?»


Lino: «Ecco, nel buco che c’è stato…».


M.: «Nel ‘70»


L.: «Nel ‘70, sì, nel ‘70. A Trieste, in occasione del festival, c’era un concorso».


M.: «Per uno sceneggiato televisivo, indetto proprio dalla Rai»


L.: «No, no, non era la Rai, era indetto dal festival di Trieste, la Rai è subentrata dopo. C’era una gran bella giuria, la giuria era magnifica. C’era Umberto Eco… »


M.: «Lui non voleva partecipare perché era un momento in cui non produceva, e invece io l’ho spinto a farlo perché c’era un racconto che poteva benissimo esssere sistemato in poco tempo, con poche modifiche. E infatti dietro il mio pungolo l’ha mandato e ha vinto il primo premio».


L.: «Sì, e dopo un anno dovevano farci un film, con Nelo Risi, il fratello di Dino Risi, il poeta. Ma non se n’è fatto niente, perché questo regista stava in Abissinia a dirigere gli esterni di “Une saison en enfer” di Rimbaud, e sa come succedono le cose nel mondo del cinema. Si è entusiasti poi tutto finisce in niente».


La conversazione è interrotta per un attimo dall’arrivo del nipotino. Lino Aldani è spesso dipinto come un burbero. Certo, è discreto, schivo: dopo anni di assenza dal fandom, solo in questi ultimi mesi, in occasione del suo ottantesimo compleanno e della riedizione di Eclissi 2000, si è manifestato in occasioni più o meno pubbliche. Ma, una volta superata la barriera, è una persona molto gradevole e disponibile. E, a quanto vedo, adorato in famiglia.


Deve essere anche amato - o almeno deve esserlo stato - dai suoi compaesani, se, in tempi ormai lontani, è riuscito a farsi eleggere sindaco di San Cipriano. E non erano anni facili: dal 1970 al 1973.


«Da Roma mi sono trasferito qui nell’autunno del ‘68. Quando sono arrivato ho avuto l’impressione di essere sbarcato su un pianeta alieno. Qui comandava il Fascio. Il paese era in mano da anni, dall’immediato dopoguerra, a un’amministrazione di destra, e a me, che ero appena arrivato, sembrava di vivere in un romanzo di fantascienza, come quando uno che va su un pianeta vede che la popolazione sta per ribellarsi, e si mette a capo della popolazione. E allora ho fatto la lista e ho vinto. Ma tre anni sono stati sufficienti. Basta. La politica non va bene. È una cosa sporca, non si può essere se stessi fino in fondo come si vorrebbe. Comunque è stata una buona esperienza anche quella».


Un’esperienza coerente con l’impegno sociale - e politico - profuso nei suoi scritti. Ed è così che continua la sua lotta: «Nell’88 è cominciata la collaborazione con Malaguti. La quale continua tuttora. Io ho riesumato Futuro, che vive ancora oggi. E Malaguti poi mi ha pubblicato l’opera omnia, completa. Adesso io non ho più niente di inedito». Poi si corregge, ricorda di avermi parlato di un nuovo romanzo che ha finito di scrivere da poco. Un romanzo sugli zingari, tema ricorrente nei suoi testi. Perché? «Che vuole che le dica?». Non lo so, ma comincia a dirmelo in rom, poi lascia perdere. «Non ci crederebbe, non le posso dire che sono mezzo zingaro.


«Però ho sempre avuto quest’attrazione… Quand’ero bambino venivo qui d’estate, e come tutti i bambini di campagna avevo paura degli zingari perché mia madre pur di tenermi nel cortile e impedirmi di andare nella strada, mi diceva: “Non andare là, passano gli zingari e ti portano via!”. Allora io sono cresciuto con il terrore degli zingari, ma una paura che allo stesso tempo mi attirava, mi affascinava. Fino a quando conobbi il cappellano nazionale degli zingari, che divenne un mio caro amico, e mi introdusse nel mondo degli zingari, mi insegnò la lingua… Insomma, questo interesse è cresciuto, e allora sa com’è, si scrive solo di quello che si conosce, io questo mondo lo conosco e ho detto “voglio scriverci sopra…” e l’ho scritto. Che fine farà non lo so».


Gli chiedo se con gli zingari ci abbia anche vissuto.


«Eh, un po’ sì, anche se saltuariamente. Andavo a un campo nomadi a Milano, stavo lì tre giorni, poi andavo via e ci ritornavo la settimana dopo. Insomma, ero un po’ un pendolare. Un nomade tra i nomadi»


Ma il romanzo è comunque un romanzo di fantascienza, ci anticipa: «Dovevo per forza dargli un accento, una parvenza fantascientifica, è chiaro. E allora, che dovevo fare? Dovevo immaginare degli zingari che vengono da Marte? No, assolutamente. E allora mi sono immaginato che gli zingari provengano da un’altra dimensione. C’è una storia tra un lui e una lei che è zingara, poi lei ritorna nel suo mondo di appartenenza, e lui non può seguirla perché il passaggio non è consentito a chi non è di sangue zingaro, e quindi è tagliato fuori completamente, e rimane qui. Questo è lo spunto. E il titolo è Themoro Korik, che vuol dire “Il paese di là”».


Di “paesi di là”, i racconti e i romanzi di Aldani ne hanno visti parecchi: «Lo confesso: ho litigato con diversi amici della fantascienza perché quello che sostenevano è: “Com’è possibile che tu vai in Francia, in Germania, in Spagna, in Giappone, in Russia, nei paesi dell’Est…? Tu devi essere ammanigliato…” Io non sono ammanigliato, non conosco nessuno. Mi hanno cercato. “Ma è impossibile, a noi non ci ha cercato nessuno”. E allora io cosa devo dire?


«Chi m’ha cercato è stato Dorémieux dalla Francia. E dopo la Francia è venuta la Spagna. E dopo la Spagna è venuto il Giappone. Me l’hanno richiesto loro. È la Hayakawa Shobo che mi ha scritto, altrimenti chi potevo conoscere io in Giappone? Ho ancora tutte le lettere.


«E soprattutto c’è stato un grosso colpo di fortuna. Sono presente nell’antologia di Franz Rottensteiner, la quale antologia Rottensteiner l’ha venduta in America, e quindi son finito anche in America. L’ha venduta in Inghilterra e son finito in Inghilterra, l’ha venduta in Germania e son finito anche in Germania. L’ha venduta anche alla Germania dell’Est, e mi hanno richiesto anche nella Germania dell’Est. Tutto grazie all’introduzione di quest’antologia. Poi a un certo punto mi son fatto furbo, e l’ho preso come agente editoriale.  E quando sei presentato da un tipo come Rottensteiner le porte un po’ si spalancano. Poi le cose sono come le ciliege…».


A questo punto ha come un ricordo improvviso. Si alza dal divano e si dirige verso il suo studio. Ne ritorna con un volume, The Science Fiction Century a cura di David G. Hartwell, un’antologia del 1997 che ripropone i capolavori della fantascienza del Novecento. A rappresentare l’Italia, solo due nomi: Dino Buzzati e Lino Aldani. Con la stessa traduzione di “Buona Notte Sofia” - ci dice - apparsa nell’antologia di Rottensteiner. Del resto, dal 1973 questo racconto non è invecchiato di un giorno. Come potrete constatare leggendolo - o rileggendolo, se l’avete già fatto allora - nell’anno 2007.


postato da: falena71 alle ore 23:37 | Permalink | commenti
categoria:interviste, fantascienza, aldani lino
lunedì, 12 novembre 2007
Giusto per capirci. Non mi paga nessuno. Ne Mondadori ne l'autore. L'ho appena comprato perchè innazitutto è il romanzo di un amico. Giovanni De Matteo, alias X, uno dei promotori del movimento connettivista.
urania_1528Il romanzo non l'ho ancora letto. Ma sono molto fiducioso. Baso la mia fiducia su altre cose che ho letto di Giovanni, come la sua antologia di racconti Revenant, e un suo racconto presente nell'antologia Supernova Express, della quale ho scritto qui. In ogni caso, per il suo bene, farò da questo blog una recensione dettagliata. Il romanzo si chiama Sezione π².   Ha vinto il premio Urania, edizione 2006. Premio in passato vinto da gente del calibro di Valerio Evangelisti o Luca Masali, senza offesa per i tanti altri. Mica pizza e fichi.
Vi riporto la quarta di copertina:
"Questa è una storia raccolta dalle voci dei morti, in presa diretta dalla Singolarità..." Siamo a metà del XXI secolo, la curva dello sviluppo tecnologico è schizzata verso l'alto, come impazzita. Una cosa è certa, il mondo è sull'orlo di un abisso. In una metropoli italiana che stentiamo a riconoscere, violenza e omicidi hanno raggiunto proporzioni inimmaginabili. Per questo esistono uomini come Vincenzo Briganti, investigatore hard-boiled stile classico, con più di un macigno sulla coscienza. E per questo i casi più atroci li affidano a lui, in modo che interroghi i morti. Solo alle vittime puoi strappare il segreto di chi le ha annientate, solo assumendo il BLue-K puoi farlo. Ma non è un gioco per tutti: per giocarlo devi essere necromante della #, la Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica Pi-Quadro."

Vi consiglio di sbrigarvi. Gli urania rimangono solo un mese in edicola!

Sezione π² di Giovani De Matteo, Urania 1528 euro 3,90 pagg 311.

Post pubblicato anche sul mio blog.
postato da: emanuelemanco alle ore 16:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:fantascienza, connettivismo, x , urania, 2007
giovedì, 08 novembre 2007

La Luce di Orione

di Valerio Evangelisti

L'attesa per un nuovo romanzo con protagonista l'inquisitore Nicolasvalerio Eymerich si era fatta spasmodica. Dopo “Mater Terribilis”, del 2002, c'era stato, di “canonico”, ossia scritto direttamente dal "Magister", solo il volumetto “La sala dei giganti”, che poi era una sorta di antipasto di questo romanzo. Dopo tanti anni di attesa, le aspettative dei fan di Valerio non sono andate deluse. Premetto che mi posso ascrivere a questa categoria, per cui mi scuserete la parzialità di questa recensione. Cercherò di esercitare un certo senso critico. Ma in questo caso mi viene difficile. Il romanzo è buono, anzi ottimo. Sicuramente un prodotto della maturità dello scrittore Evangelisti. Sono ormai da tempo abbandonate le ingenuità di caratterizzazione dei personaggi e delle trame. Sempre eccezionale e precisissimo il retroterra storico e culturale. Potete stare certi che se Evangelisti scrive di che vino si bevesse a Bisanzio nel 1366, non tirerà a indovinare. Ed è quel gusto europeo che riesce ad accompagnare l'intreccio alla precisione documentale, che è il punto di forza dell'opera di Valerio. A tutto questo si aggiungono le due sotto trame, ambientate in allucinante futuro prossimo venturo, nelle quali Evangelisti continua a tessere la trama delle sua personale storia futura. Altro elemento caratterizzante l'opera sono i parallelismi tra passato e futuro di finzione, e il nostro presente. I rimandi all'attuale crociata bushiana sono palesemente esplicitati. Più sottili, ma non meno azzeccati le analogie tra le diverse epoche del romanzo. La decadente Bisanzio, nella quale gli uomini armati sono tutti di provenienza straniera, è evocata quasi immediatamente da un decadente impero americano, dove tutti i tecnici qualificati provengono da etnie diverse. E' quindi non solo un romanzo di avventure, di orrore e di pura fantascienza, ma anche uno specchio deformante con il quale ci viene data una chiave di lettura del nostro presente. Tutto questo senza annoiarci, ma appassionandoci, come solo un buon prodotto “di genere” sa fare. Un'alchimia quasi unica nel suo genere.

 

La luce di Orione, di Valerio Evangelisti (2007) Strade Blu Mondadori, pagg. 334, Euro 15,50.

 

Recensione pubblicata anche sul mio blog

postato da: emanuelemanco alle ore 18:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni, fantascienza, evangelisti valerio, mondadori, 2007
lunedì, 23 luglio 2007
giungla di cementoIl romanzo ha poche idee. Qualitativamente interessanti, portate avanti però con un stile un po' disordinato e poco agile. Sembra incredibile che un romanzo breve riesca a smorzare la tensione. Eppure Stross è prolisso in technobabble, e scarno nell'intreccio. Data la lunghezza del romanzo sarebbe stata auspicabile un po più di "polpa" nella storia. Invece in alcuni tratti gira un po' a vuoto. Cosa che in un romanzone di 400 pagine è perdonabile, ma non auspicabile. Ma in un romanzo breve è ingiustificabile. Rimane la forza di una idea che avrebbe meritato maggiore respiro e più dettaglio.
Charles Stross
Giungla di Cemento

129 Pagine
codice ISBN-13:
9788889096611
Editore:
Delos Books

Commento pubblicato anche su il mio blog
postato da: emanuelemanco alle ore 15:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:fantascienza, 2007, stross charles
venerdì, 29 giugno 2007
L'antologia di Giuseppe De Micheli è un sentito omaggio dello stesso alla fantasia. Nellegranelli_di_sabbia sue più disparate forme. Le sezioni sono quattro: Fiaba, Avventura, Mistero e Fantascienza. Giuseppe ci mostra quindi la summa delle sue passioni di navigato lettore innanzitutto, e poi di entusiasta scrittore dilettante.
E sono entusiasmo e freschezza che traspaiono dalla lettura dell'antologia. Ogni sezione è introdotta da brevi note introdottive. Un sentito omaggio di Giuseppe ai miti che costellano l'immaginario collettivo del fantastico.
I risultati, come sempre nelle antologie, sono altalentanti. La sezione Fiaba è compiaciuta e divertita. Anche se una fiaba in particolare mi è sembrata un po' arzigogolata. Ho apprezzato molto i racconti, della sezione Avventura, ambientati però in un universo con premesse fantascientifiche. Ossia un universo nel quale le persone, che ormai vivono la vita nella realtà virtuale, per andare in vacanza, scelgono delle ricostruzioni "reali" del mondo del passato. Un villaggio western, anzichè il Castello di Camelot. Se state pensando a Delos, l'omaggio è voluto, non è un plagio. Le premesse iniziali pur tuttavia vengono presto superate, per mostrarci delle situazioni più classicamente avventurose. Un duello all'arma bianca, un classico duello western. Manca ai racconti un raccordo, una idea generale di "saga". Ma è qualcosa che potrebbe essere sviluppato. Qualche finale poi è sembrato un po' affrettato, a mia modesta opinione, o un po' troncato. Nella sezione Mistero poi si parla anche (forse) di draghi, che non guasta mai. Ma avresti dovuto metterli in copertina Giuseppe, non lo sai che un libro se ha un drago in copertina vende il 30% in più?
La sezione fantascienza presenta alcune piccole chicche. Di quei piccoli racconti con finale a sorpresa. Omaggio di Giuseppe al classico dei classici "il gimmick" Browniano.
In ogni caso l'operazione merita la lettura. Giuseppe si dedica con passione e divertimento alla scrittura, traspare da ogni riga. E il lettore, sentendosi omaggiato, sentitamente ringrazia.

Granelli di Sabbia

Editori della Peste 2007 - ISBN: 9788889816158

Recensione pubblicata anche su il mio blog
e su
fantascienza.com
postato da: emanuelemanco alle ore 14:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:fantascienza, 2007, de micheli giuseppe
sabato, 05 maggio 2007
Lo strano caso di Infect@.

infectaGli aspiranti scrittori di fantascienza italiana hanno una buona occasione per pubblicare. Ossia partecipare al premio Urania. Su 12 uscite annuali, almeno una è sicuramente riservata a un autore italiano. Ossia il vincitore del premio. E, fino a qualche tempo fa, questa era l'UNICA occasione riservata agli autori di lingua italiana. Con l'eccezione di Valerio Evangelisti, forse.  Ogni regola ha però sempre. e comunque, le sue doverose eccezioni.  Il nuovo corso di Urania sembra avere aperto nuovi spazia agli autori italiani. Dopo avere quindi doverosamente pubblicato il romanzo vincitore dell'edizione 2006 del premio, ossia Stella Cadente di Alberto Costantini, la Mondadori ha deciso di pubblicare il secondo classificato, giudicabile anch'esso di pubblicazione, ossia Infect@ di Dario Tonani.
Ho intitolato questa recensione, "lo strano caso di Infect@".  Non è uno strano caso per l'eccezione alla regola. Lo è in virtù di una serie di riflessioni che sono state scatenate dalla lettura del romanzo. Ma andiamo con ordine. Il romanzo è una avvicente cavalcata nei più conosciuti stilemi di genere. Ho detto conosciuti, non scontati. Forse a un lettore più navigato gli espedienti narrativi e certi dialoghi non saranno apparsi nulla di originale.  Ma la miscela funziona, come sempre vale la regola per cui, non conto quello che dici, ma come lo dici. La vicenda è ambientata in una Milano prossima ventura. C'è una nuova droga nel futuro. I +toons,  cartoni animati, visti attraverso lenti speciali, che provocano stati di allucinazione fin troppo reali e realistici. L'ex poliziotto Cletus viene fortunasamente in possesso di un tera disc contente un terribile segreto. E che si trova costretto alla fuga, inseguito da letali cartoons, per salvare la propria vita e quella di Magda, sua compagna di fuga. Ci sono poi altri personaggi coinvolti nella vicenda, quali il poliziotto Montorsi, il terribile gangster Darko, e l'ing. De Nerbi, che con il suo fallimento personale, a mio avviso, rappresente la sconfitta della tecnologia intesa come salvifica del destino umano. E infatti non vi è riscatto. Lo sfondo è una Milano insozzata da cumuli di spazzatura e polvere di cartoon. Dove i cartoon dominano la scena con allucinante onnipresenza. Una versione futura e degradata del mondo di Roger Rabbit insomma. In effetti già ai tempi Cartoonia mi sembrava tutt'altro che una utopia. Questa proiezione futura sull'avvento di cartoonia sulla terra, non fa che confermare le mie impressioni iniziali. All'apparenza quindi niente di così nuovo nelle pagine del romanzo. Ma il tutto funziona. Mi sono sorpreso, leggendo in più sedute il romanzo, di come fosse facile, dopo poche parole, essere completamente immerso nella vicenda e nell'ambientazione. Il merito è di una prosa dettagliata e curata. Anche se i dialoghi talvolta sono autentici clichet. Ma alla fine, per un opera di genere, non sono grossi difetti. E qui veniamo alle riflessioni suscitate dalla lettura. Ossia che un romanzo del genere nulla abbia da invidiare ai prodotti da libreria,  quei famigerati "techno thriller" (scusatemi l'uso di questa odiata locuzione), che pur contenendo fantascienza, vengono promossi dalle case editrici con il distinguo "non trattasi di banale fantascienza". Cosa ci sia di banale nella fantascienza lo sanno solo gli addetti al marketing. A questo punto però, non capisco perchè un prodotto come Infect@ non potesse godere di una pubblicazione cartonata, e di una promozione degna di questo nome.  Non sarà un capolavoro, ma è un prodotto godibile e vendibile. Ne è assolutamente consigliata la lettura. Spero poi che Dario non abbandoni completemente il genere fantascientifico, o comunque che, se proprio scriverà noir in futuro, non rinunci a qualche elemento tecnologico. E' molto a suo agio con l'infodump, mascherato abilmente nella vicenda. Sarebbe un peccato che ci rinunci completamente a causa della pavidità dell'editoria italiana nei confronti della terribile parola "fantascienza".

Dario Tonani, Infect@ (2007) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania - 2007 - pagine 304 - prezzo 3,90 euro

Pubblicato anche su il mio blog
postato da: emanuelemanco alle ore 18:19 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, urania, 2007, tonani dario
domenica, 01 aprile 2007
(pesce di aprile 2007)
Una sola parola. Finalmente! Dopo i due prestigiosi premi Urania,copertina "Lungo i vicoli del tempo" e "Le nebbie del tempo", Lanfranco Fabriani ci degna finalmente del terzo capitolo della saga dell'UCI.

A dire il vero molti pensavano che dopo i favolosi successi dei primi due romanzi, che Fabriani avesse cominciato a manifestare manie di grandezza. E' recente la notizia che Fabriani abbia rovesciato addosso a Steven Spielberg un piatto di fettuccine, dopo avere ascoltato la sua "bislacca"  (parola di Fabriani) idea per un film sui suoi romanzi. La notizia dell'imminente pubblicazione in USA ha poi inferto un duro colpo alla ragione dello scrittore. Prova ne è questo romanzo che è una esaltazione della sua figura e della sua personalità. In questo romanzo il ben noto Mariani, sempre coadiuvato dalla sexy Marina Savoldi, deve affrontare, in puro stile X-men, un autentico supercriminale, chiamato, guardacaso, Doge Fabrianus. In realtà uno scienzato dell'anno 3500, innamorato della Venezia dei dogi, che cerca di ottenere il dominio dei tempi passati, presenti e futuri, proprio dalla bellissima città lagunare.

Il culto della personalità di Fabriani è evidente anche dalla copertina, imposta con il ricatto al curatore di Urania, Giuseppe Lippi, che, interrogato sull'argomento preferisce tacere.

Che dire ancora? Il romanzo va letto. Come tutte le opere di Lanfranco, ha sicuramente un'ottima leggibilità e scorrevolezza. Un ottimo prodotto di genere. Dimenticavi del nome del supercriminale e della pomposa copertina e avrete un godibile romanzo.



"Lungo i calli del tempo"

Urania 1503 - Mondadori



Recensito anche su il mio blog
postato da: emanuelemanco alle ore 09:49 | Permalink | commenti (3)
categoria:fantascienza, urania, pesce daprile, 2007, fabriani lanfranco
martedì, 13 marzo 2007
Difetto o pregio di tutte le antologie, è la eterogeneità. Diversi stili, diverse idee si accostano l'una all'altra. Talvolta si vuole ottenere, pursupernovacovermedia in una pluratità di voci, un minimo comune denominatore. Talvolta si mettono a confronto visioni diametralmente opposte. In questo caso parlerei di complementarità. Ciascuno dei racconti di questa antologia, è diverso dall'altro. Non è solo una questione relativa ai diversi stili. Talvolta pur presentando diversi autori, si vuole ottenere un insieme armonico. La distonia è lo scopo di un movimento come il Connettivismo. Ecco che quindi diversi stili, diverse visioni, si susseguono. Ottima è l'analogia di un treno che ci presenta diversi paesaggi. Talvolta quello che vediamo è disturbante. Talvolta qualche visione può suscitare più emozioni di altre. Ma diceva Totò, "è la somma che fa il totale". Non entro nel merito dei singoli racconti. Alcuni di questi mi hanno dato piacere, altri meno. Sono questioni puramente soggettive. Quello che mi resta è la maledetta passione che gli autori hanno messo nello scriverli. In un panorama dove fior fiore di illustri addetti ai lavori passano il loro tempo a chiedersi in modo ormai stantio: "dove va la fantascienza italiana?", questa antologia brilla per energia propositiva. I suoi autori non dibattono. Scrivono. Bene o male, giudicate da voi. Meritano la vostra attenzione.

Supernova Express
a cura di Giovanni De Matteo e Marco Zolin, Ferrara Edizioni
collana fantaNET 4, pag. 226, euro 10,00.

Recensione pubblicata anche sul mio blog
postato da: emanuelemanco alle ore 19:26 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, connettivismo, 2007, supernova express
mercoledì, 14 febbraio 2007

"Il caso Jane Eyre": delizievole romanzo scritto da Jasper Fforde - che forse qualcuno conoscerà in quanto sceneggiatore de "La maschera di Zorro" e "Entrapment" (?!) - ed edito da Marcos y Marcos, segnalatomi con insistenza dal buon Vanamonde e finalmente letto.




Non cercherò di emulare alcune recensioni di un certo livello... vorrei solo mettere in evidenza alcune impressioni.




Ambientata in un 1985 alternativo, nel quale le barriere temporali non sono poi così solide come si è abituati a pensare e i libri costituiscono un bene preziosissimo, la storia - un giallo, diciamo - ruota intorno al furto di manoscritti originali, da parte di un pericoloso criminale, a scopo di ricatto; le peripezie della Detective Letteraria Thursday Next ("giovedì prossimo": il libro è ricco di giochi di parole!) nel seguire il caso daranno seguito a risvolti a dir poco soprendenti... soprattutto se amate Shakespeare e non conoscete bene l'opera di Charlotte Brontë. ^_-




Mi sono innamorata della descrizione di un evento particolare della cittadina natale di Thursday Next: il Riccardo III messo in scena ogni venerdì sera da innumerevoli anni, recitato da persone che fanno abitualmente parte del pubblico... così abitualmente da conoscere il dramma a memoria e presentarsi a teatro in costume sperando che il direttore di scena li scelga per recitarlo. Il pubblico restante - coloro che, per quella determinata sera, non sono stati scelti per impersonare gli attori principali del dramma "suggeriscono" le risposte con battute "fuori campo", intervengono come comparse nella battaglia campale e così via. I lettori milanesi potranno facilmente paragonare l'evento alla proiezione - con spettacolino live annesso e fervente partecipazione del pubblico in sala - del Rocky Horror Picture Show del venerdì sera al cinema Mexico, da quasi vent'anni una tappa obbligata per gli amanti del musical in questione.* Esilarante.




Per tornare a Il caso Jane Eyre, eccovi una citazione: "[...] Non sono matto, sono solo... diversamente etico, ecco tutto". Definizione geniale, non vi pare? :D




Su: leggetelo, divertitevi e fatemi sapere.




*si è per caso capito che io appartengo alla categoria degli amanti del musical in questione e che ho trascorso svariati e numerosi venerdì sera al Mexico...? ^.^




Questa recensione compare anche sul mio blog