venerdì, 02 febbraio 2007
Jonathan Strange & il signor NorrellNell'Inghilterra del 1300, un uomo ritornò dai Regni Fatati alla guida di un esercito di elfi e, grazie alla propria magia, si incoronò Re del Nord. Gli uomini lo chiamavano il Re Corvo, e regnò per trecento anni prima di scomparire nel nulla. Ora siamo nel XIX secolo, l'Inghilterra combatte Napoleone, le creature fatate sono tornate a essere materia di leggenda, e la magia è diventata una questione per noiosi eruditi, che è storicamente esistita ma che nessuno più è in grado di mettere in pratica. Nel giro di breve tempo, però, appaiono due uomini che sono nuovamente in grado di praticare la magia. I due sono uniti dal sogno di far rinascere la magia inglese, ma sono profondamente diversi, in tutto, e gli scontri sono inevitabili. Alla fine scopriranno entrambi che aver risvegliato la magia ha un prezzo che non avevano previsto.

Jonathan Strange & il Signor Norrell non è certamente il "solito" libro fantasy. Per cominciare, è scritto con uno stile ispirato a quello di Jane Austen (ma a me ha ricordato anche Dickens), cosa che già di per sé ha messo in fuga, per quanto ne so, più di un lettore non abituato a simili ricercatezze. Inoltre è un libro che frustra deliberatamente le aspettative del lettore, dissimulando abilmente gli eventi importanti collocandoli tra mille altri dettagli, tanto che ci si chiede continuamente se mai si arriverà al dunque; e poi, dopo seicento pagine, per così dire, di "introduzione", di colpo la vicenda piomba nel vivo, tutti i dettagli vanno al loro posto, e il romanzo si rivela molto più cupo, orrorifico e disturbante di quanto le leziosaggini precedenti lasciassero immaginare. Per me questi, beninteso, sono dei pregi; ma, se a voi suonano come dei difetti, allora è meglio che non cominciate neppure la lettura: non arrivereste in fondo.

Confesso che in qualche punto anch'io ho provato una punta di irritazione per le divagazioni tutte inglesi cui l'autrice ci sottopone; e sono tuttora convinto che alcuni episodi, per esempio la lunga rivisitazione della battaglia di Waterloo, siano superflui o comunque si prolunghino più del dovuto. E confesso anche che tuttora sono perplesso sulle motivazioni che hanno spinto la Clarke a scrivere questo libro, il cui significato appare sottile e sfuggente. Ma, come accade con i grandi romanzi, questo non è un ostacolo al godimento della storia. Il fascino del mondo magico di Norrell e Strange è tale da non dover essere giustificato. Proprio come la magia che descrive, così diversa da quella ormai standardizzata della quasi totalità del fantasy moderno, non si lascia imbrigliare in sovrastrutture teoriche, "è" e basta, a disposizione di tutti coloro che vorranno affrontarlo, rischiando di farsene ammaliare.

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categoria:fantasy, 2006, longanesi, clarke susanna
lunedì, 19 giugno 2006

La porta di TolomeoQuesto romanzo è il terzo di una trilogia fantasy, detta di Bartimeus, dal nome del genio-demone che ne costituisce uno dei principali punti di vista (i tomi precedenti sono L’amuleto di Samarcanda e L’occhio del golem). Gli altri due personaggi principali sono un mago-bambino (che diventa adolescente nel corso della serie) e,a partire dal secondo libro, una ragazza sua coetanea. Detto così, sareste autorizzati a credere che questo sia l’ennesimo, maldestro tentativo di lucrare sul successo di Harry Potter creando un prodotto simile. Ma sbagliereste. Perché la trilogia scritta da Jonathan Stroud ha personalità da vendere e ben poco di derivativo; anzi, è una delle cose più originali che mi è capitato di leggere in campo fantasy.

Ciò che più colpisce in questa serie è la totale assenza di un Bene da difendere. I maghi dominano il mondo, ma sono una genìa avida e arrogante che fa un pessimo uso del proprio potere. E il mago-bambino Nathaniel, lungi dall’essere un eroe, entra in scena motivato dalla vendetta, e si trasforma col tempo in un ragazzo davvero sgradevole, tanto che al suo confronto il mostruoso e alieno Bartimeus appare al confronto un personaggio positivo. Insomma, nessuna leziosaggine: spesso risulta difficile distinguere tra i protagonisti della storia e i loro avversari, e se ci si appassiona al loro destino è per una scrittura di ottima qualità, che costruisce attentamente la suspense e dosa alla perfezione azione e umorismo. Oltretutto i romanzi si mantengono entro dimensioni accettabili, e non lasciano cliffhanger in sospeso, anche se è fortemente consigliato leggerli in successione corretta.

In questo terzo romanzo ritroviamo Nathaniel diciassettenne e ministro dell’informazione, e cioè propagandista per una guerra inutile e sanguinosa ai margini dell’impero. Kitty vive nascosta a Londra, alla ricerca di un piano per infrangere il potere dei maghi. Quanto a Bartimeus, schiavo perenne di Nathaniel che lo teme troppo per lasciarlo libero, è ormai indebolito e ridotto all’ombra di se stesso. I tre si ritroveranno loro malgrado insieme a fronteggiare un complotto, e per risolvere la situazione diventerà estremamente importante ciò che avvenne a Bartimeus duemila anni prima, ad Alessandria d’Egitto. La porta di Tolomeo non deluderà certamente il lettore; al contrario, credo sia il miglior libro della serie. L’umorismo di Bartimeus procura alcuni momenti di grande ilarità, ma il clima generale è ancora più cupo di quello dei tomi precedenti, fino a sfociare in un oscuro finale ambientato in una Londra devastata e piena di cadaveri, che non stonerebbe in un romanzo di Stephen King. E Stroud conferma ancora una volta la sua originalità e il suo coraggio, con una conclusione amara che dribbla tutte le ovvietà. Per intenditori.

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categoria:fantasy, 2006, stroud jonathan, salani
martedì, 28 febbraio 2006

Black Crow 1024x768.
Dopo averlo atteso per più di tre anni ho finalmente letto il quarto volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George RR Martin.
Non mi era mai capitato di nutrire un'attesa così spasmodica per un libro. Del resto non ho letto altri cicli con lo stessa tensione, la stessa capacità di avvincere, con personaggi così reali che ti sembra di conoscerli da sempre.
Chi conosce le Cronache mi capisce. A chi non ha mai letto Martin basti dire che è merito (o colpa, dipende dai punti di vista) di questa saga se ho iniziato a leggere in inglese. Ho fatto il mio primo ordine su Amazon proprio per poter far fronte alla crisi d'astinenza che m'aveva preso al termine del primo volume edito in italiano, a cui non faceva seguito alcuna traduzione dei successivi. Poi è successo che mentre leggevo il terzo volume, già pregustando la prossima uscita del quarto, si sono diffuse voci secondo cui il buon Martin ne avrebbe rimandato l'uscita causa problemi nello sviluppo della storia stessa. Aaarggh!!! Era il 2002. Si sperava in un ritardo di qualche mese, poi le cose gli sono evidentemente scappate di mano e ci siamo ritrovati alla fine del 2005 con questo A Feast For Crows, che nonostante le sue 700 pagine esce dimezzato nel suo contenuto: metà delle vicende e dei personaggi protagonisti dei volumi precedenti saranno protagoinisti della seconda parte in uscita il prossimo anno, si spera.

Ma com'è il romanzo? Valeva la pena aspettare tutto 'sto tempo?
Sì. E no.
Sì, perché ritornare a Westeros dopo tutti questi anni è stato fantastico. Ritrovarsi nella trama che filo dopo filo Martin sta tessendo, riconoscere una situazione, rivedere una faccia, rivivere un momento. Tutto molto bello. Avvincente e drammatico come ricordavo. Però questo non mi basta.
Oltre al panorama, allo sfondo, sarebbe bello avere anche un qualche primo piano, dei protagonisti all'altezza. Purtroppo in questo quarto volume i personaggi lo sono solo in parte. Leggendo fino in fondo il grosso tomo ci si rende benissimo conto delle difficoltà che l'autore deve aver attraversato nella stesura: la difficoltà di riempire con degli avvenimenti un momento interlocutorio della storia; la necessità del climax ogni tot pagine; il bisogno di far crescere alcuni personaggi e farne sparire degli altri. Per questo ben vengano gli excurus turistico/geografici (sebbene conditi con un indigesto eccesso di genealogia e araldica). Ecco allora Dorne o Bravoos, le periferie delle città e i paesaggi di campagna. Ben vengano anche i peregrinaggi di Brienne e compagnia, ben vengano perfino le tetre riunioni degli uomini di ferro. Ma la sostanza manca, manca la presenza di un personaggio memorabile (c'è solo Jamie che con qualche alto e basso tiene comunque botta, che la dolce sorellina con tutta la sua (over)dose di stronzate e cattiveria non è più la regina che tutti ricordavamo), manca un qualche evento catalizzatore per tutta la storia. Insomma manca un centro, c'è qualche ghiotto accenno a quel che succederà, si gettano le premesse per cambiamenti epocali, si seminano indizi e si stuzzica l'immaginazione del lettore.
Tutto bene con qualche riserva quindi, che per tutto il libro ho sentito la mancanza di personaggi come Daeneris, come Tyrion, anche di Catelyn, tanto per dire. Speriamo dunque che il prossimo capitolo esca al più presto, che da Martin siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa di più.


(postato in origine sull'Iguana Blog)
postato da: IguanaJo alle ore 15:16 | Permalink | commenti
categoria:fantasy, fuoco, romanzi, ghiaccio, 2005, lingua originale, martin george rr