lunedì, 31 marzo 2008
I Quais du Polar, festival dedicato al poliziesco, al giallo, al noir e tutte queste cose qui, si sono svolti a Lione lo scorso weekend. Sono alla quarta edizione, e sono qualcosa di mostruoso. La parte principale del festival si svolgeva a Palais Bondy, cioè dietro casa mia, che per una volta è una bella comodità. Ma in realtà tutta la città era coinvolta, con una serie di attività e incontri paralleli che si svolgevano in liberie, locali, cinema... E non solo per la durata del festival "ufficiale", perché di fatto marzo - che in qualunque altro luogo del globo terracqueo è mese dedicato alle donne - a Lione è tutto un pullulare di eventi legati alla cosiddetta crime fiction.




Un tipo di fiction di cui peraltro io sono quasi digiuna, ma non per mancanza d'interesse. Diciamo che, concentrandomi principalmente sulla fantascienza e sull'attualità, poi resta poco spazio per altri generi. Peraltro, c'è da dire che molti scrittori di fantascienza fanno anche giallo o noir, e che capita abbastanza spesso che nelle storie fantascientifiche il protagonista sia un qualche tipo di poliziotto (pensate anche solo a Nathan Never). Per cui, l'argomento può interessarmi anche indirettamente.


A questo si aggiunga che, qualche settimana fa, ero entrata in contatto con Bernard Blanc, traduttore francese di Joe Lansdale, il quale mi aveva annunciato che sarebbe stato presente ai Quais proprio perché il "suo" autore era fra gli invitati.


Mi sono quindi letta uno dei 30 e oltre romanzi di Lansdale, nella fattispecie La sottile linea scura, che ho ampiamente apprezzato, e mi sono preparata per l'incontro. Incontro che, naturalmente, non è mai avvenuto, in base a tutte le leggi di Murphy che si sono riunite per l'occasione anche loro a Palais Bondy (non posso dire di più pubblicamente, ma vi assicuro che c'è da ridere). Ma il piacere di partecipare all'evento è rimasto intatto.




Lansdale l'ho comunque seguito in un paio di tavole rotonde: una, molto interessante, con altri scrittori americani, sulle elezioni Usa (dici: che c'entra il poliziesco? E che ne so io? Sarà la suspense su chi vincerà le elezioni: "chi sarà il prossimo assassino di iracheni alla Casa Bianca?"). I partecipanti erano, oltre a Lansdale, George Pelecanos e Jake Lamar, che peraltro parlava in francese perché vive in Francia dal '93. Non dico altro perché la tavola rotonda era alle 11 della domenica, dopo il cambiamento d'ora e dopo una sbornia presa a una festa la sera prima, per cui sono arrivata con tre quarti d'ora di ritardo. Ma quel poco che ho visto mi è parso notevole.




L'altro incontro con Lansdale, sempre la domenica, era sui personaggi ricorrenti nei cicli di romanzi. Anche qui, presente Pelecanos, che era anche ospite d'onore del festival, mentre il "terzo incomodo" era Veit Heinichen, un tedesco che vive a Trieste da 30 anni. E in effetti di Trieste si è parlato parecchio, come era giusto che fosse.




Ai Quais quest'anno erano presenti due autori italiani: Piergiorgio Di Cara e Alessandro Perissinotto. Sono riuscita solo a seguire una tavola rotonda con Di Cara presente, e devo dire che è stata parecchio illuminante. Cioè, lo è stata per me che sono un'italiana del nord e, anche se della mafia si sente sempre parlare parecchio, a volte hai quasi l'impressione che siano leggende, e fa sempre bene avere qualche conferma da chi ci lavora tutti i giorni. Di Cara è riuscito benissimo a spiegare a quelle teste di coccio dei francesi in che modo la mafia non sia solo un'organizzazione criminale, ma qualcosa di culturale, di atavico. La tavola rotonda riguardava in effetti i criminali nei romanzi, e, non avendo mai letto nulla di Di Cara, mi è piaciuto sapere che i suoi criminali rappresentano un po' la "banalità del male", non sono dei mostri, così come i poliziotti non sono degli eroi. Gli altri partecipanti erano i francesi Antoine Chainas (che, se ho ben capito, scrive storie molto molto noir) e Abdel-Hafed Benotman (semplificando e banalizzando, un ex galeotto, uscito di prigione solo l'anno scorso) e l'irlandese Mark Billingham.




E vorrei concludere con il mio coup de coeur: si chiama Matt Rees (guardatevi il video, ne vale la pena) ed è stato per diverso tempo corrispondente in Medio Oriente. Ha parlato della sua frustrazione nel dover rappresentare una realtà seguendo le rigide regole del giornalismo, e, gente, come lo capisco! È per questo che ha deciso a un certo punto di scrivere fiction per poter dare voce a tutte quelle persone di cui negli articoli poteva solo accennare. E così ha scritto dei polizieschi ambientati in Palestina, dove i personaggi sono dei palestinesi (niente israeliani, dice, per evitare di cadere nei cliché). Ho seguito due tavole rotonde a cui ha partecipato e, nonostante l'apparenza da fighettino, mi ha fatto davvero impressione. Tanto che mi sono comprata un suo libro e gliel'ho fatto autografare. Abbiamo allora scambiato brevemente due chiacchiere, e alla fine, oggi, ho deciso di contattarlo per chiedergli un'intervista. È stato carinissimo, si ricordava di me e mi ha dato immediatamente la sua disponibilità. Adesso devo vedere per chi pubblicarla. Sarà comunque a Milano probabilmente a maggio, perché esce in Italia il suo secondo romanzo per Cairo Editore. Che io poi adesso ne sto tessendo gli elogi, ma il libro non l'ho ancora letto, e magari è una schifezza, quindi prendete quello che vi dico con le pinze.




Mi rendo conto che ho scritto tantissimo, eppure non è nemmeno un centesimo di tutto quel che c'era ai Quais. Come ho detto in un commento a un post precedente, se ci fosse qualcosa di simile per la fantascienza! Sì, a Nantes ci sono gli Utopiales, ma non coinvolgono tutta la città, e poi io vorrei che fossero a Lione! Magari a Palais Bondy, dietro casa mia...


(Questo articolo è stato postato anche sul mio blog personale)

martedì, 19 giugno 2007
Chi mi conosce sa che premio sempre il coraggio di chi si espone. Uno scrittore/scrittrice esordiente o quasi, merita in ogni caso il mio rispetto. L'abnegazione necessaria per sottrarre del tempo al proprio risicato tempo libero, bucciarelli_parte torto140non ha prezzo. Questo a prescindere dai risultati. In questo caso non farò eccezione. Ho molte riserve su questo romanzo. Ma anche molte speranze sul futuro dell'autrice. Cominciamo con le riserve. "Dalla parte del torto" è un giallo di ambientazione milanese. Un giallo poco convincente e logico proprio dal versante del genere. Il meccanismo a incastro, tipico del giallo ben congegnato, qui appare parecchio inceppato. La trama propriamente detta va avanti a singhiozzi e a salti logici che si si stentano a seguire. Gli investigatori, un bizzarro pool di dilettanti, con a capo una ispettore di polizia, sono figure appena abbozzate. Tranne forse quella della copywriter Inga. E non ci sono che pochi ragionamenti logico-deduttivi che portano alla soluzione. Ma è pur vero che sono molti a usare la "gabbia" del genere, per poi raccontare qualcos'altro.
Ed è questo il caso. Questo romanzo non parla in realtà di delitti. Si parla e molto, della protagonista nascosta del romanzo. Ossia la città di Milano. Quello che traspare in filigrana è quindi un ironico saggio sugli ultimi residui della "milano da bere", sulla milano dell'arte, delle incomprensibili avanguardie, delle provocazioni fini a se stesse. Tic e manie meneghine sono ben esposti dalla brillante autrice. Il clima di generale ironia ci fa perdonare qualche neologismo in eccesso e l'uso di un vocabolario un po' inventato, che ho scoperto fare parte del lessico familiare dell'autrice. I dialoghi poi sono svolti in modo interessante. Molto realistici e chi legge riesce veramente a capire chi parla senza che venga sempre e comunque specificato.
Il mestiere di romanziere è duro. Elisabetta Bucciarelli sembra essere comunque sulla via per impararlo. Non è una novellina della scrittura, solo del romanzo, nel quale è alla seconda prova. Attendo fiducioso le prossime prove dell'autrice, quando all'estro si aggiungerà la pratica.


DALLA PARTE DEL TORTO
di Elisabetta Bucciarelli
Editore : Mursia
Pagine 408 - Euro 17,00 - Codice 23685S - EAN 978 88-425-3809-7


Recensione pubblicata anche sul mio blog
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giovedì, 31 maggio 2007
Già il primo libro di Biondillo, Per cosa si uccide, mi era piaciuto: basterebbe il personaggio di Ferraro, uno dei poliziotti più umani e autentici della nostra letteratura gialla, a giustificarne la lettura. Ancora meglio il successivo Con la morte nel cuore, che espandeil personaggio di Ferraro e lo porta a nuove vette, grazie a una scrittura capace di autentici pezzi di bravura (la scena del suicidio della sveglia è giustamente famosa). Ma quello che mi è piaciuto di più è Per sempre giovane, che non è un giallo e sembra non avere niente a che fare con Ferraro (ma poi si scopre che non è del tutto vero), ed è invece la storia di un gruppo rock femminile negli anni '80. Mi ci sono veramente immedesimato, perché è tutto autentico: ho rivissuto le atmosfere degli assurdi localini come il Magia Music meeting, sul cui minuscolo palco le band si accalcavano per avere la sospirata occasione di suonare in pubblico, tutte cose che ho vissuto ed erano proprio come lui le descrive. mi sono innamorato di tutte e quattro le musiciste e mi sono commosso.
Adeso è uscito Il giovane sbirro, che comincia poco dopo Per sempre giovane, con un Ferraro ventenne che decide di entrare in Polizia, e finisce con Ferraro che si separa dalla moglie, pronto a entrare in quel periodo di depressione in cui lo troviamo all'inizio di Per cosa si uccide. In un certo senso, quindi, il libro definitivo su Ferraro, quello che spiega tutto, che lo definisce. Ma è davvero così?
L'inizio, diciamolo, è splendido. Quando parla di musica, Biondillo mi rapisce. Sarà perché ha solo un anno meno di me, e abbiamo ambedue passato la prima giovinezza a Milano, ma lui ed io vediamo le cose esattamente nello stesso modo. E nella disamina di Lucio Battisti che Biondillo inserisce tra un capitolo e l'altro io mi riconosco totalmente.
Anche il finale è molto bello. Sappiamo già come sono andate le cose, perché ce lo ha raccontato nei libri precedenti. Eppure non si può fare a meno di soffrire con Ferraro: Biondillo ha descritto con efficacia l'ineluttabilità con cui una rleazione si sfascia, senza che nessuno dei due lo voglia.
Quello che c'è in mezzo... ecco, purtroppo quello che c'è in mezzo non è altrettanto soddisfacente. Soprattutto perché non è quello che ci aspetteremmo. Tra questo inizio e questo finale, infatti, ci vorrebbe una solida trama che ci tenesse avvinti e ci costringesse a voltare le pagine una dopo l'altra. Biondillo, invece, ci ha messo dieci racconti, con un undicesimo racconto intercalato "a fette", a fare da fil rouge per mantenere almeno un po' di tensione verso il finale. Bisogna poi aggiungere che non tutti i racconti sono pertinenti (per esempio, in Rosso, denso e vischioso e in Modello 1928 la presenza di Ferraro è piuttosto ininfulente, e in La gita lo si vede appena).Lo stile dei racconti, poi, è disomogeneo. Si va dall'usuale stile biondilliano fino a cose come Strategie, che sembra quasi un pezzo di Ammaniti. Infine, bisogna dire che non tutti i racconti sono del tutto riusciti. La gita, per esempio, è poco più che un abbozzo, e La signora in rosa è legnoso e poco sviluppato. Molti sono troppo brevi: le storie avrebbero ottime potenzialità anche come base di romanzi interi, ma Biondillo le stronca sul nascere, ti fornisce la soluzione dopo poche pagine e passa oltre.
Con questo non voglio dire che il libro sia scritto male o che la lettura sia noiosa. Al contrario. Biondillo scrive sempre benissimo (forse è l'unico italiano che può usare gaddismi come tintotricotico senza apparire affettato), le idee gialle sono tutte buone, alcune ottime. E gli appassionati di Ferraro possono godere di tante piccole chicche disseminate in tutto il romanzo: dal primo incontro con l'ispettore Lanza a quello con il vicecomissario De Matteis, e tanti momenti che contrivuiscono a fare di Ferraro un personaggio indimenticabile. Se vi sono poiaciuti i libri precedenti, potete tranquillamente acquistare anche questo. Però la sensazione dell'occasione in parte sprecata, del libro che sarebbe potuto essere migliore, permane.

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categoria:giallo, guanda, 2007, biondillo gianni
giovedì, 31 maggio 2007
Giochi SacriSartaj Singh è un ispettore della polizia di Mumbai, in India. Un giorno al suo telefono, una voce sconosciuta gli chiede "Vuoi Ganesh Gaitonde?". Lui risponde di sì, perché Gaitonde è uno dei più celebri boss della malavita indiana, e arrestarlo sarebbe il più grosso colpo della sua carriera. E in effetti Gaitonde è lì, dove è stato indicato. Mentre Sartaj discute con il boss asserragliato in un appartamento e cerca di convincerlo ad arrendersi, non può fare a meno di porsi delle domande. Perché Gaitonde è lì, a correre il rischio di essere arrestato, invece che al sicuro all'estero? Chi ha fatto la soffiata, e perché? E come mai il boss non si arrende, ma filosofeggia attraverso il citofono, come se stesse cercando di dirgli qualcosa? Le stesse domande diventeranno di capitale importanza quando interverranno i servizi segreti, e ordineranno a Sartaj di trovare le risposte, perché da esse dipende l'esito di un gioco che coinvolge tutta l'India, e forse più.
Giochi sacri è un colossale romanzo di quasi 1200 pagine scritto da Vikram Chandra, che è allo stesso tempo molte cose. È un poliziesco di ottima fattura, realistico e avvincente e con una buona dose di colpi di scena. Ma è anche un grande romanzo sull'India, questa enorme nazione in cui convivono altissima tecnologia e villaggi rimasti al medioevo, libertà moderne e privilegi di casta, in un inestricabile groviglio che riproduce tutte le contraddizioni del mondo di oggi. Ed è soprattutto un libro sul bisogno di identità, questa cosa misteriosa e sfuggente su cui si basano tanti dei conflitti di oggi. "Chi sono io?", si chiede Sartaj Singh, chenon è religioso ma il cui posto nella vita è indissolubilmente segnato dalla sua appartenenza all'etnia sikh, e la cui fondamentale onestà si scontra ogni giorno con un sistema che premia la corruzione e l'inefficienza. E la stessa domanda se la pone Ganesh Gaitonde, che ha vissuto tutta la propria vita sfruttando la propria immagine di uomo spietato e pronto a tutto, ma che nel suo intimo è rimasto il teppista senza radici arrivato a Mumbai tanti anni prima. Il libro ha una struttura complessa: alterna l'indagine di Sartaj Singh all'autobiografia di Gaitonde raccontata in prima persona; in più, introduce squarci narrativi ambientati in altri tempi e in altri luoghi, che lasciano capire come ogni nemico sia in realtà strettamente imparentato con il proprio avversario, come noi stessi generiamo la nemesi che ci verrà a colpire, e come in realtà esista un'unica identità, che si ricompone nonostante i nostri migliori tentativi di frammentarla.
Ci sono due soli motivi per cui potreste non volerlo leggere. Il primo è la colossale lunghezza (ma vale la pena). Il secondo è che la lingua del romanzo è infarcita da parole hindi e urdu, tanto che c'è un glossario di venti pagine in fondo. Per alcuni questo sarà un ostacolo insormontabile, ma per me questo è un ulteriore pregio: come il siciliano di Camilleri, anche l'hindi di Chandra è un mezzo per trasportarci instantaneamente in un altro mondo, e darci il desiderio di conoscerlo e comprenderlo. Così, ora che ho finito il libro, non solo so che Bombay ha cambiato nome da 12 anni e si chiama Mumbai, ma conosco anche abbastanza turpiloquio hindi da poter sostenere una conversazione nei peggiori bassifondi indiani. Quindi, maderchod che non siete altro, non avete più scuse: muovete il gaand e andate a comprare questo bhenchod di un libro, ci scommetto le goli che vi piacerà!

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categoria:giallo, mondadori, 2007, chandra vikram
mercoledì, 14 febbraio 2007

"Il caso Jane Eyre": delizievole romanzo scritto da Jasper Fforde - che forse qualcuno conoscerà in quanto sceneggiatore de "La maschera di Zorro" e "Entrapment" (?!) - ed edito da Marcos y Marcos, segnalatomi con insistenza dal buon Vanamonde e finalmente letto.




Non cercherò di emulare alcune recensioni di un certo livello... vorrei solo mettere in evidenza alcune impressioni.




Ambientata in un 1985 alternativo, nel quale le barriere temporali non sono poi così solide come si è abituati a pensare e i libri costituiscono un bene preziosissimo, la storia - un giallo, diciamo - ruota intorno al furto di manoscritti originali, da parte di un pericoloso criminale, a scopo di ricatto; le peripezie della Detective Letteraria Thursday Next ("giovedì prossimo": il libro è ricco di giochi di parole!) nel seguire il caso daranno seguito a risvolti a dir poco soprendenti... soprattutto se amate Shakespeare e non conoscete bene l'opera di Charlotte Brontë. ^_-




Mi sono innamorata della descrizione di un evento particolare della cittadina natale di Thursday Next: il Riccardo III messo in scena ogni venerdì sera da innumerevoli anni, recitato da persone che fanno abitualmente parte del pubblico... così abitualmente da conoscere il dramma a memoria e presentarsi a teatro in costume sperando che il direttore di scena li scelga per recitarlo. Il pubblico restante - coloro che, per quella determinata sera, non sono stati scelti per impersonare gli attori principali del dramma "suggeriscono" le risposte con battute "fuori campo", intervengono come comparse nella battaglia campale e così via. I lettori milanesi potranno facilmente paragonare l'evento alla proiezione - con spettacolino live annesso e fervente partecipazione del pubblico in sala - del Rocky Horror Picture Show del venerdì sera al cinema Mexico, da quasi vent'anni una tappa obbligata per gli amanti del musical in questione.* Esilarante.




Per tornare a Il caso Jane Eyre, eccovi una citazione: "[...] Non sono matto, sono solo... diversamente etico, ecco tutto". Definizione geniale, non vi pare? :D




Su: leggetelo, divertitevi e fatemi sapere.




*si è per caso capito che io appartengo alla categoria degli amanti del musical in questione e che ho trascorso svariati e numerosi venerdì sera al Mexico...? ^.^




Questa recensione compare anche sul mio blog

giovedì, 09 novembre 2006

Ovvero, come cambiare idea su uno scrittore in quattro libri. E meno male che io sono una che dà svariate possibilità: non mi piace fermarmi ad un'unica opera, soprattutto se l'opera in questione non mi convince. Lo so che sembra un po' perverso, come ragionamento, ma scelgo quasi sempre di perseverare, anche per poter argomentare la mia opinione, nel caso dovesse interessare a qualcuno...




Insomma: da casa Mio Carino mi arriva una serie di romanzi polizieschi scritti da Henning Mankell (scrittore svedese nella mia ignoranza finora ignoto), con protagonista l'ispettore Wallander della squadra omicidi.




I primi tre libri non mi sono piaciuti - a dir la verità, il secondo mi ha annoiato quasi fino alle lacrime... - ma, con sopradescritta testardaggine, ho continuato protervamente con il resto della serie. Finalmente, grazie a chissà quale illuminazione, dal quarto libro in poi ho iniziato ad apprezzare Mankell per tutti i motivi per i quali, durante la lettura dei primi romanzi, avevo deciso che non mi piaceva!




La caratteristica che mi ha maggiormente tratto in inganno è che le storie di Mankell non sono affatto costruite come gialli "classici": non si riesce ad individuare una trama precisa, un unico percorso che porta dritto alla soluzione, a volte non si capisce nemmeno quale sia esattamente l'indagine in corso, non si sa dove voglia andare a parare. All'inizio ho trovato questa cosa estremamente irritante... mi sembravano delle storie senza capo nè coda, lente e dispersive. Poi ho capito che, probabilmente, un'indagine di polizia si svolge più probabilmente così - per tentativi, false piste, dettagli irrilevanti, dimenticanze e tempo perso - che non come viene descritto nei gialli patinati!




Questa nuova prospettiva mi ha aiutato ad apprezzare molto le storie di Mankell, nonostante abbiano le loro pecche - una certa ripetitività, a lungo andare, ad esempio. E' affascinante seguire i ragionamenti contorti della squadra omicidi del paesino di Ystad, in Scania, ti viene voglia di scoprire quale incredibile intuizione, quale colpo di fortuna, quale delle tante piccole cose quotidiane della vita dei personaggi possa aiutare a sbrogliare finalmente la matassa. O se, stavolta, non ce la faranno... ;-)




Una nota di demerito particolare alla casa editrice Marsilio che ha pubblicato i nove romanzi della serie di Wallander: i testi sono pieni zeppi di refusi (ma davvero tanti!) e anche la traduzione non é il massimo. Ciononostante, a mio parere, vale la pena di leggere la serie; se non altro per la novità dello stile dell'autore. :)

postato da: Amhran alle ore 11:43 | Permalink | commenti
categoria:giallo, poliziesco, 1990-2000, marsilio, mankell henning
giovedì, 11 maggio 2006
Alla Libreria ilponte.it di via delle Leghe 5 è in programmazione una serie di Serate speciali dedicate ai libri esauriti e fuori commercio. Le serate, che salvo imprevisti si ripeteranno a cadenza settimanale, saranno organizzate per generi & piaceri di lettura.

L'evento inaugurale si terrà lunedì 15 maggio con un incontro dedicato alla Fantascienza in tutte le sue forme: fantasy, avventura, classici, ecc., con una puntata nella space opera barocca sponsorizzata da un ospite d'eccezione (virtuale, cioè assente NdC): Samuel R. Delany.

Giuseppe Lippi, curatore del mensile "Urania" Mondadori, presenterà brevemente i libri offerti, tra cui alcuni bellissimi volumi di racconti e la novità assoluta (ancora in edicola) INCUBI PERFETTI di Jacques Spitz. Seguiranno un dibattito col pubblico sui temi del fantastico e del futuro e un'amichevole asta in cui ogni intervenuto potrà acquistare i libri che interessano a partire da un'offerta minima. In conclusione di serata, chi vorrà continuare a parlare di libri potrà trasferirsi nel vicino Tempio d'oro e discutere... brindando o unendosi al Cenacolo.

Giovedì 25 maggio si terrà il secondo incontro, che sarà dedicato al Thriller in tutte le sue forme: giallo, spy story, noir, con una puntata nel suspense fantastico sponsorizzata da... Alfred Hitchcock.

Giuseppe Lippi presenterà brevemente i libri offerti, tra cui alcuni bellissimi Omnibus Gialli e un'antologia inedita di racconti hitchcockiani (in lingua inglese). Seguiranno un dibattito col pubblico sui temi del thriller e la consueta asta, in cui gli intervenuti potranno acquistare i libri a partire da un'offerta minima. In conclusione di serata, come sempre... brindisi e cena.

Le serate successive saranno dedicate al fumetto, alla poesia, al saggio di storia e politica, al cinema.

(Questa notizia è stata postata anche sul blog del Cenacolo)














domenica, 05 marzo 2006
Ultimo e prossimo - latest and next one
Brookmyre è un altro degli autori che Meridiano Zero ama pubblicare.

Questo è il primo romanzo di Brookmyre, pubblicato in Italia nel 2000, tradotto da Vittorio Curtoni, 12.91 per 256 pp.

Il protagonista è un cronista d'assalto, di quelli che non aspettano che il mariolo di turno sia beccato con le mani nel sacco prima di sbatterlo in prima pagina, nè s'accontenta del pesce piccolo. A causa della sua passione nello scovare prove di illeciti e malversazioni ha prima lasciato la natia Scozia per la capitale del regno, poi ha dovuto trasferirsi in America per non aver sempre voluto indagare là dove il suo editore avrebbe preferito.
Rientrato in patria per scampare alle conseguenze spiacevoli della sua abitudine a ficcare il naso là dove non dovrebbe si sveglia da una sbronza in quasi-compagnia del cadavere di un famoso medico malamente mutilato.

L'investigazione comincia prima ancora di indossare un paio di pantaloni, e condurrà alla scoperta di un sistema di diminuzione dei costi sanitari (post-riforma del sistema sanitario nazionale) un po' troppo sfrenato.

La figura del dirigente della ASL è fra le cose migliori del romanzo, insieme alle parti grottesche che poi Brookmyre saprà sviluppare ad esempio in Scusate il disturbo (gli altri due sono in coda di lettura). L'investigazione in sè è un po' deboluccia, i flashback non danno proprio la sensazione del vissuto, e il protagonista è un po' troppo sopra le righe, ciò nonostante il romanzo regge il ritmo decisamente elevato che gli è stato impresso all'inizio.

Consigliato.

***/**** (3/4)

Postato inizialmente su flickr
postato da: PaoloArosio alle ore 21:34 | Permalink | commenti
categoria:giornalismo, scozia, romanzi, cani, giallo, mattino, 2000, brookmyre christopher