giovedì, 30 marzo 2006

Originally uploaded by astrocruzan.
Qualcuno alla fine di questo post dovrebbe provare a spiegarmi cos'ha di memorabile Luce dell'universo, il romanzo M. John Harrison da poco uscito in un'Urania speciale.
A leggere gli entusiasti richiami in copertina e quei (pochi) commenti che si trovano in rete Luce dell'universo sembra un romanzo come non se ne vedevano da anni. Un campione di originalità fantascientifica, un'opera fondamentale per capire dove stia andando la nuova fantascienza.

A me è sembrato un romanzo pretenzioso e inutile.

Pretenzioso perché l'autore sembra essere convinto che per scrivere un romanzo nuovo / provocatorio / memorabile sia sufficiente gettare in balia di un plot senza riferimenti un pugno di personaggi cinici, perversi e più o meno sconfitti dalla vita perché il lettore ne rimanga irrimediabilmente affascinato.
Inutile perché a dare senso al tutto si torna nel finale del romanzo alla solita necessità di dar colpa e meriti della situazione esistenziale dell'umanità (presente e futura) alla solita super-razza iper-annoiata alla ricerca di un nuovo scopo nella vita.

Lo scopo nella vita, l'altro grande protagonista del romanzo. Tutti i personaggi sono alla disperata ricerca di una definizione esterna della propria esistenza, quasi una tensione al (pseudo)divino che lascia piuttosto perplessi e che rende stucchevoli tutte le dinamiche relazionali che si instaurano tra i vari soggetti. È proprio un afflato religioso quello che mi pare di cogliere molto forte tra le righe del romanzo, una necessità di redenzione e salvezza quale unica speranza per vite che abbandonate a se stesse non riescono a far altro che distruggere e rovinare ogni rapporto che a fatica riescono a stabilire.

Quello che m'ha irritato nello sviluppo della vicenda è la naturale accettazione dell'irrealtà della situazione anche quando l'autore fa di tutto per rendere il racconto realistico (penso a un serial killer del tutto libero di muoversi senza precauzioni. p. es.). Oltre al cinismo mi ha dato noia la sfacciata e ammiccante immoralità dei personaggi, nella quale m'è sembrato di intuire più una furbizia dell'autore che una reale necessità narrativa. (i personaggi possono essere naturalmente immorali, ma che siano anche interessanti almeno! In questo caso l'immoralità è l'unica nota caratteristica che li distingue dallo sfondo).

In definitiva un romanzo che potrà apparire nuovo a chi non ha mai digerito Egan, a chi trova McDonald troppo letterario o a chi pensa che tizi come Banks o Stross siano evidentemente troppo legati al passato(!). Ma per quanto mi riguarda ho trovato Luce dell'universo irritante e noioso come nessun libro di cosiddetta nuova fantascienza m'era mai parso.

Postato in origine sull'Iguana blog
postato da: IguanaJo alle ore 21:13 | Permalink | commenti (2)
categoria:fantascienza, harrison m john, urania